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Runco, il fornaio dalle tante passioni si è arreso alla malattia

Si è spento il 3 novembre a 49 anni Riccardo Manfrini, figlio di Carlo dello storico panificio di Runco. Il papà: «Mi si apre il cuore a parlare di lui». Dal 2016 aiutava chi aveva patologie alimentari 

RUNCO. Riccardo Manfrini dello storico panificio di Runco è morto ieri dopo una lunga malattia. Aveva 49 anni ed è rimasto aggrappato alla vita con tutte le sue forze, finché ha potuto. Ha atteso a lungo “la svolta” ma quando l’occasione è arrivata, il suo fisico era ormai troppo debole e provato e per lui purtroppo non c’è stato nulla da fare. A darne notizia la sorella Serena, che assieme ai genitori gli è stata sempre vicina e che ha affidato il suo dolore ad una canzone di Guccini: “Vorrei sapere a cosa è servito vivere, amare, soffrire, spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire. Voglio però ricordarti com’eri pensare che ancora vivi voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi. Ciao Fratellone, abbraccia i nonni”. Un dolore senza confini, un vuoto enorme lasciato da un uomo che ha sempre amato la vita e che ha accettato di viverla al meglio, nonostante per lui non fosse semplice.

CHI ERA

Riccardo fino al 2016 ha lavorato nel panificio di famiglia a Runco, mentre nella vita ha abitato a lungo a Gambulaga, avendo vissuto per tanti anni in questo paese assieme ai nonni. Papà Carlo produceva il pane da sempre, Riccardo ha proseguito la tradizione uscendo però nel 2016 fuori dai soliti schemi, mettendosi al servizio di coloro che soffrono di patologie legate all’alimentazione e devono mangiare senza sale. Nel tempo ha anche aperto una pagina Facebook dove dispensava consigli e ricette preziose, mettendosi sempre a disposizione dei clienti.

IL DOLORE

La notizia della morte, per quanto tanti sapessero delle sue condizioni di salute precarie, è arrivata comunque come un fulmine a ciel sereno perché in tanti hanno sperato fino all’ultimo che in potesse farcela. «Mi si apre il cuore a parlare di lui - dice papà Carlo -, fa piacere anche se penso alle sue tante sofferenze per questa malattia. Ad un certo sembrava si fosse addormentata, invece negli ultimi sei mesi è tornata più cattiva che mai, se ne è andato troppo in fretta». Il papà è stato per anni dirigente di calcio: «Anche a Riccardo piaceva, ma non poteva praticare sport, così ha messo tanta energia nelle passioni che aveva, dalla musica (faceva il dj per diletto; ndr) alla pittura, oltre a leggere tanti libri». «Riccardo aveva il sole dentro – dice chi lo conosceva –. Era affabile, gentile, pensava sempre a come far stare bene gli altri. Aveva trovato nel lavoro la passione che gli permetteva di guardare avanti. Il pensiero adesso va ai genitori e alla famiglia, che hanno sempre lottato con lui e mai avrebbero voluto arrendersi». L’ultimo saluto a Riccardo sarà dato sabato mattina, orario da fissare. —

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