Contenuto riservato agli abbonati

A Ferrara un accordo per non fermare la sanità: chirurgia con i privati

Interventi non urgenti in strutture accreditate con professionisti di Asl e Sant'Anna. Ampliata la dotazione alberghiera Covid, plasma iperimmune già su due pazienti

FERRARA. Difendere la sanità “ordinaria” dall’assedio del Covid. Se nel Ferrarese l’incidenza dei positivi sul totale dei tamponi refertati è passata in poco più di un mese dal 3 al 16%, e i reparti Covid sono quasi al completo, le aziende sanitarie stanno moltiplicando gli sforzi per garantire la continuità assistenziale extra coronavirus.

SUPPORTO PER LE CHIRURGIE


Va in questa direzione l’accordo con le strutture private accreditate Salus e Quisisana di Ferrara che prevede la possibilità di eseguire interventi chirurgici non urgenti impiegando medici della sanità pubblica.

Già ora ci sono 20 posti (incrementabili di altri 8) alla Salus e 12 alla Quisisana messi a disposizione di Asl e Sant’Anna per accogliere pazienti non Covid, «ma stiamo predisponendo una ulteriore integrazione - ha spiegato ieri la dirigente Asl Monica Calamai alla Conferenza territoriale sociosanitaria - per non interrompere l’attività elettiva, ovvero tutte quelle prestazioni non urgenti e non riferite a eventi traumatici. In questo modo i nostri professionisti potranno eseguire all’interno delle strutture private accreditate prestazioni specifiche come interventi protesici o ortopedici, lasciando alla rete sanitaria pubblica servizi come traumatologia, urgenze o patologie tempodipendenti. L’obiettivo è non comprimere e non interrompere quelle che sono le normali esigenze sanitarie dei cittadini».

“Trasferire” nelle strutture private «specialistiche di media e bassa complessità - ha aggiunto la dirigente dell’azienda Sant’Anna Paola Bardasi - è necessario dal momento che l’ospedale di Cona non può aumentare i letti, ma deve ricavare i posti Covid dalla dotazione corrente». Si tratta dunque di trovare strade alternative per scongiurare un altro semi-lockdown sanitario, «e questo vogliamo evitarlo nei limiti del possibile - ha aggiunto poi Calamai - In questa fase è attuabile, utilizzando i nostri professionisti». Ci si sta muovendo verso lo scenario più critico dell’ondata, e bisogna rinforzare gli argini. A cominciare dall’albergo per le quarantene difficili, che in questi mesi di pandemia si è rivelato un alleato fondamentale della rete sanitaria.

ALBERGHI COVID

Ora all’Astra di Ferrara ci sono 26 ospiti su 36 posti, ma l’idea è quella di ampliare la disponibilità a 69 letti, così come è in corso di definizione una ulteriore convenzione con un’altra struttura da cui ricavare 20 posti. I candidati non mancano, come dimostra la recente manifestazione di interesse da parte del titolare dell’hotel “Le Confessioni” di Sant’Agostino, che si era detto pronto a destinare la sua struttura a questo scopo. Un potenziamento che in ogni caso le due aziende sanitarie ritengono doppiamente strategico, considerato che la Prefettura ha chiarito che la gestione dei pazienti positivi provenienti dai Centri di Accoglienza Straordinari (Cas) spetta alla sanità pubblica, «ed è bene attrezzarsi per tempo», ha detto Calamai.

PLASMA IPERIMMUNE

Così come si stanno ulteriormente attrezzando gli altri due ospedali Covid del Ferrarese: a partire dal 12 novembre all’ospedale del Delta ci saranno 10 monitor per altrettanti pazienti di Semintensiva e adeguamenti strutturali per garantire i filtraggi di aria nelle stanze, mentre al Santissima Annunziata di Cento entreranno in funzione le centraline di monitoraggio per 15 pazienti.

In campo anche screening e terapie: il laboratorio di Cona, ha sottolineato Bardasi, «sta garantendo performance in autonomia a tutta la provincia, a fronte di una richiesta cresciuta in modo esponenziale, e nelle ultime due settimane è riuscito a fare in 24 ore, senza ritardi, anche più di mille tamponi». Da ieri inoltre, è cominciato il trattamento con plasma iperimmune per due pazienti, su un massimo di cinque, «e a fine mese avremo il primo bilancio dei risultati».

Un tasto delicato resta quello dell’ingresso dei parenti nelle strutture sanitarie. Da parte del Sant’Anna, che dall’inizio della crisi conta 49 operatori contagiati (19 nella seconda ondata) e 17 attualmente positivi (un medico, uno specializzando, un amministrativo, nove infermieri, tre Oss e due studenti di infermieristica) c’è già stata una stretta nei reparti coinvolti, mentre l’Asl attende ulteriori disposizioni regionali.

Da evitare, hanno sollecitato i sindaci, è di lasciare che la paura tenga lontani i pazienti dagli ospedali, come già successo durante la prima ondata, con effetti gravissimi, e come sembra suggerire anche ora il calo di accessi al pronto soccorso. Un calo che Bardasi ha attribuito a una maggiore appropriatezza, concordando comunque insieme alla dirigente Asl che una campagna di comunicazione al pubblico sia utile e necessaria. Così come si è rivelato necessario il supporto psicologico rivolto anche agli operatori: il numero verde, da poco riattivato, già dal primo giorno ha registrato numerose richieste di ascolto. —

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA