Contenuto riservato agli abbonati

Lagosanto, Ospedale del Delta in prima linea: la guerra silenziosa contro l'epidemia

Il primario: l'esperienza ci ha reso più forti, i pazienti hanno fiducia. L'età media è di 50 anni, a breve aperta un'altra Lungodegenza

LAGOSANTO. Oltre la zona filtro - l’area in cui il personale sanitario si sottopone alla scrupolosa e complessa vestizione - comincia la silenziosa e quotidiana battaglia contro il coronavirus. Una cortina invisibile di protezione sembra avvolgere i reparti Covid; a tratti arriva un tecnico di radiologia portando la strumentazione per eseguire le lastre al torace, così da non dover spostare i pazienti; poco dopo un degente dimesso viene accompagnato sulla seggetta in ambulanza, per proseguire la convalescenza in quarantena domiciliare.

ETA' MEDIA: 50 ANNI


C’è un’alacrità piena di controllo nella zona Covid dell’ospedale del Delta di Lagosanto che da metà ottobre, come disposto dalla Conferenza territoriale sociosanitaria, è diventato presidio misto. Al momento ci sono due Medicine con 24 posti e una Lungodegenza con 10, ma è imminente l’apertura di una seconda Unità di Lungodegenza con ulteriori 12 letti, quantomai necessaria dal momento che i posti disponibili sono al completo. Al Delta, spiega il direttore dell’Unità operativa di Medicina, Stefano Parini, i pazienti ricoverati hanno un’età media di cinquanta-sessant’anni, ma non mancano degenti di età anche più giovane. Hanno polmoniti interstiziali con lieve-moderata insufficienza respiratoria, un quadro clinico commisurato alle caratteristiche assistenziali dell’Unità operativa.

PIU' ESPERIENZA

La seconda ondata, pur prevista, ha anticipato l’arrivo dell’influenza stagionale, ma rispetto alla prima ondata di marzo, sottolinea il primario, «abbiamo il vantaggio dell’esperienza, che ci ha consentito di attrezzarci con maggiore prontezza e senza la pressione dell’emergenza. Siamo meno disorientati e più consapevoli, e sono stati fatti progressi incredibili nell’esecuzione dei tamponi, grazie al Laboratorio del Sant’Anna di Cona».

Grandi passi avanti, continua, sono stati compiuti anche sul fronte delle terapie, pur in presenza di una malattia capace di scardinare le basi di ogni approccio terapeutico, ovvero evidenza, dati saldi e, di conseguenza, linee guida certe. «Per i positivi senza sintomi basta l’isolamento; i nostri ricoverati vengono curati con cortisone (desametasone), anticoagulanti (eparina a basso peso molecolare) e antivirali (redemsivir), questi ultimi da valutare nel lungo periodo. A settembre gli studi sul redemsivir avevano fatto emergere un buon impatto sulla riduzione dei tempi di degenza, a ottobre però i dati sono un po’ cambiati. Definitivamente tramontato è invece il trattamento con l’idrossiclorochina».

Il personale è stato implementato con una unità in più per ciascun turno, e tutti vengono sottoposti ogni mese a un test sierologico e a un tampone. L’assistenza quotidiana ai pazienti spesso necessita di una “medicina” in più: conforto e vicinanza. «Per i degenti uno degli aspetti più pesanti è proprio quello dell’isolamento, un problema che si acuisce per gli anziani, che soffrono di più il trovarsi in un ambiente estraneo - va avanti Parini - Al tempo stesso però l’angoscia che era quasi tangibile durante la prima ondata si è stemperata, c’è maggiore fiducia e speranza di riuscire a superare la fase critica della malattia». Lo stesso i familiari: «C’è naturalmente tanta preoccupazione per i propri cari ricoverati, ma la popolazione sembra avere anche “metabolizzato” l’emergenza sanitaria, ed è consapevole dei passi avanti realizzati rispetto alla crisi della primavera scorsa».

LE VISITE

In ogni caso si mettono a punto tutti gli accorgimenti per alleviare l’isolamento della degenza. Come sistemare due coniugi positivi al Covid nella stessa stanza, o implementare le videochiamate. O ancora, in qualche caso più estremo, chiamare i familiari per proporre una visita con tutte le misure di sicurezza. Tenendo ben saldo il principio dei “mondi separati” in ospedale, con aree e percorsi “sporchi” e “puliti” ben distinti. Un cardine che ha consentito di non compromettere i servizi sanitari extra Covid. A oggi non è stata sospesa alcuna attività programmata, dalla specialistica agli interventi chirurgici urgenti, senza toccare le liste di attesa: un altro lockdown sanitario, è la voce unanime, non sarebbe più sostenibile. —

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA