Ferrara, 74enne investito. Il dolore di famiglia e mondo sportivo: «Un uomo di passioni e dai grandi valori»

Gianpaolo Mingozzi, a sinistra in gioventù in versione atletica. Accanto una foto recente del 74enne

La moglie Anna Maria: era lui a ricordarci di essere prudenti sulle strade. La commozione di Massimo Magnani: persona autentica e di spessore 

FERRARA. Scrupoloso. Autentico. Disponibile. Sono gli aggettivi più usati dai familiari, ma anche da colleghi e amici, che ieri hanno accolto con sgomento la notizia della morte di Gianpaolo Mingozzi. Parole che risuonano come il significato di ciò che si raccoglie quando a prevalere sono valori veri. E Mingozzi incarnava alla perfezione questi valori.

LA FAMIGLIA


Ma ieri pomeriggio, a tragedia purtroppo ormai consumata, sono state soprattutto le persone a lui più vicine, la moglie Anna Maria e la figlia Gioia, ancora incredule, a raccontarci chi è stato il “loro” Gianpaolo. «Stava andando alla Casa della Salute all’ex ospedale Sant’Anna – ci dice la figlia Gioia, lei stessa insegnante, di matematica, alle scuole medie di Masi Torello – doveva fare gli esami del sangue. Ma non ci è arrivato. Mio padre era cardiopatico e dunque si teneva controllato – prosegue Gioia, mentre stringe nelle mani il foglio della prenotazione di quegli esami – E pensare che era proprio lui a ricordare sempre di essere prudenti sulla strada, sia a me che a mia madre». La moglie Anna Maria, impiegata al Conservatorio di Ferrara, sconvolta da una perdita così grave, fatica a trovare le parole, mentre il suo telefono squilla in continuazione. Così come il campanello di casa.

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I VICINI

L’edificio di via Comacchio in cui abita la famiglia Mingozzi è una palazzina e quasi tutti si conoscono. Mentre Gioia ci racconta del padre, il campanello di casa non smette di squillare. Sono i vicini che vengono a portare il loro abbraccio, la loro vicinanza.

LE PAROLE DI MAGNANI

Così come di estrema vicinanza al dolore di questa famiglia sono le parole di un grande uomo di sport, non a caso anche ottimo amico di Mingozzi, Massimo Magnani. «Sì, so già – ci risponde al telefono con un filo di voce Magnani – Gianpaolo è stato un grande uomo di sport e per me anche un grande amico.

Intelligente, preparato, a suo modo anche ironico, è stato un compagno di passioni sportive fin da quando eravamo ragazzi. Provo un grande dolore», ricorda ancora, commosso, Magnani, che dall’alto della sua carriera di maratoneta (due Olimpiadi e tanti importanti risultati) e di dirigente sportivo (dal 2013 al 2016 direttore tecnico della Fidal, la federazione di atletica leggera) trova le parole più opportune per ricordare l’amico perduto: «Ha fatto tutto con grande impegno – prosegue Magnani – era una sua caratteristica. La nostra, e quella che accomuna altri amici, era una conoscenza profonda; potevamo non vederci per mesi, ma quando accadeva era come se ci si fosse visti il giorno prima. Un insegnante preparato e acuto, dalle grandi doti umane che gli erano da tutti riconosciute», assicura l’olimpionico.

UNA SCIA DI DOLORE

E quelle di un uomo di sport come Magnani sono parole che si identificano con lo stato d’animo di molti. Una scia di dolore, in attesa che venga fissata la data dell’ultimo saluto al “prof”. –

Marcello Pulidori

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