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In piazza a Ferrara gli addetti alle pulizie: «Ci sfruttano, ora basta»

La rabbia dei lavoratori da sette anni in attesa del rinnovo del contratto. Carlotta, 28 anni: «Sono assunta ma non posso fare progetti di vita». Lombardi (Cgil): «Queste lavoratrici prendono 7 euro l’ora ma sono essenziali»

FERRARA. Una partecipazione non oceanica, poco più di 100 manifestanti, causa anche le conseguenze pandemia. Ma senza dubbio toni fermi e molto forti. Hanno incrociato le braccia anche a Ferrara, ieri mattina, i lavoratori delle imprese di pulizia, dei servizi integrati e dei multi-servizi, per protestare contro il mancato rinnovo del contratto. Uno sciopero nazionale, che ha riguardato l’intera giornata lavorativa, con un’adesione, riferiva ieri in tarda mattinata la Cgil di Ferrara, di oltre il 90% dei lavoratori.

In Piazza del Municipio a partire dalle 10 hanno iniziato a radunarsi i lavoratori. Uno solo il grido: «Siamo senza contratto da più di 7 anni, è ora di firmarlo», un appello rivolto in particolare alle imprese che danno lavoro, le “datoriali”. A Ferrara gli addetti sono circa 4mila. Il 70% è costituito da donne.


I sindacati ancora una volta in prima fila, dunque. «Nel dramma della pandemia – hanno detto i rappresentanti di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltrasporti e Uiltucs – il personale e le imprese dei servizi in appalto di pulizie e sanificazione sono diventati indispensabili. Da 7 anni – rivendicano i lavoratori e i sindacati – siamo senza un contratto nazionale. È una situazione paradossale e gravissima, soprattutto considerato il momento storico tragico che stiamo vivendo a livello sanitario».

«Quello che maggiormente ci amareggia – dice Giorgio Lombardi, Cgil – è che a fronte delle retribuzioni basse di questi lavoratori, ci sono imprese che aumentano i loro fatturati. Sulla pelle di queste persone». Concetti ripresi anche negli interventi di Luca Benfenati, Cisl, e Giorgio Zattoni, della Uil. «Garantiamo servizi essenziali – hanno proseguito i sindacati – ci hanno definiti eroi ma noi non vogliamo titoli bensì solo il riconoscimento dei nostri diritti. E il nuovo contratto nazionale è un nostro sacrosanto diritto», ha aggiunto Zattoni. «Siamo un esercito di fantasmi – ha poi tuonato Lombardi – ma è ora che si rendano conto che se si fermano questi lavoratori, si ferma il Paese».

A fronte di una retribuzione «mediamente di 7 euro lordi all’ora – ha detto ancora Lombardi – ci sono addetti che hanno sfidato il Covid spesso senza le necessarie protezioni». Testimonianze sono state portate al megafono da alcune lavoratrici, mentre particolarmente intensa è stata la storia personale raccontata da Carlotta, 28 anni, dipendente della Copma: «Quando due anni fa venni assunta – ci dice la giovane lavoratrice – pensavo di potermi rendere autonoma, di poter prendere in affitto un appartamento in cui vivere, di poter fare la mia vita, insomma. Ma mi sono dovuta ricredere, perché a fronte delle tante ore fatte quotidianamente, la nostra retribuzione è assolutamente inadeguata. Quindi certe scelte, anche personali, non puoi permettertele». Una testimonianza, quella di Carlotta, che ieri mattina ha trovato la solidarietà di molte colleghe. —

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