Il vescovo di Ferrara-Comacchio: «Raddoppiati i poveri nelle nostre strutture»

Ieri a San Francesco la celebrazione della giornata mondiale. Monsignor Perego: «La Chiesa li difende davanti a ipocrisie e false promesse»

FERRARA. Le parole rimbombano tra le navate della chiesa di San Francesco e diventano un monito a tutti i ferraresi, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo oggi, facendo i conti con l’emergenza Covid e da sempre con le difficoltà dei nuovi poveri.

Il grido silenzioso


Sono le parole del vescovo Gian Carlo Perego a diffondersi nel Duomo, e a chi sa ascoltarle durante la sua omelia rappresentano davvero uno schiaffo in faccia a chi si volta dall’altra parte e non ascolta «il grido silenzioso di tanti poveri», che vede in prima linea la chiesa ferrarese, con tutti i parroci e le sue strutture cittadine. Perché, dice monsignor Perego «anche nella nostra Chiesa, attraverso la Caritas diocesana e l’impegno di movimenti e associazioni, abbiamo visto raddoppiare i poveri che bussano alle nostre porte».

L’occasione per lanciare il monito a tutti i ferraresi è la celebrazione della IV Giornata mondiale dei poveri che parte dalle parole di papa Francesco: «Tendi la tua mano al povero».

Ma non è solo un momento religioso, quello che celebra il vescovo nel Duomo, poiché diventa – come sottolineato – un invito a non far finta di nulla. «Perché tutti sentiamo il bisogno di una mano tesa, tutti sperimentiamo povertà e fragilità». Oggi più che ieri, perché «oggi – aggiorna con l’attualità il vescovo – la pandemia ci sta mettendo a dura prova». Ma non per questo ci si deve girare dall’altra parte. Perché ribadisce Perego, la chiesa e tutte le sue strutture (Caritas in prima linea) «difendono e solidarizzano con i poveri davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese».

Tendere le mani

E allora termina monsignor Perego davanti ai fedeli ammessi alla celebrazione con le norme antiCovid, invitando tutti a «tendere le nostre mani ai nuovi poveri di oggi, un segno che richiama alla prossimità, alla solidarietà e in questo tempo di paura e di contagi diventa anche un segno di consolazione e di speranza». –

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