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Coronavirus, disabili in presenza nelle classi vuote. Famiglie al bivio: due storie ferraresi

Scuola, le deroghe alla didattica a distanza per alunni svantaggiati: «Dopo l’incubo siamo sereni». «Soli nell’aula deserta? Meglio la Dad» 

FERRARA. Durante il primo lockdown la chiusura delle scuole e l’allestimento in corsa della didattica a distanza si erano abbattuti come una valanga sulle famiglie con figli disabili, doppiamente penalizzati dall’interruzione delle lezioni e dalle modalità digitali che acutizzavano le loro difficoltà scolastiche.

DOPPIA SOFFERENZA


Per i bimbi e gli alunni con disturbi dello spettro autistico si affiancava la sofferenza per una quotidianità stravolta, per la perdita di “riti” e abitudini che hanno un ruolo fondamentale per mettere ordine nella loro realtà.

Dopo una breve tregua la scuola è tornata (per ora) a essere prigioniera del coronavirus, riservando però una zona franca proprio per quegli alunni con disabilità, che possono continuare a frequentare tutte le lezioni in presenza, e non solo le ore di laboratorio. Su un piatto della bilancia, il superamento della Dad che tanto ha fatto penare la scorsa primavera; sull’altro un orizzonte di lezioni solitarie in una classe deserta: tant’è che al Salvemini di Casalecchio di Reno alcuni studenti sono tornati in presenza per alleviare la solitudine dei loro compagni, sfruttando la circolare ministeriale collegata al Dpcm che consente questa “forzatura” in casi particolari.

Le famiglie con figli autistici appartenenti all’associazione ferrarese “Dalla Terra alla Luna” presieduta da Mariella Ferri hanno tutte una storia a sé, ciascuna con condizioni ed esperienze diverse. Parla di serenità e di equilibrio ritrovato quella di Daniela, mamma di un quindicenne studente dell’alberghiero Vergani: «Il lockdown di primavera era stato un incubo - racconta - Mio figlio, che ha anche difficoltà cognitive, si è ritrovato improvvisamente tagliato fuori, con problemi enormi a seguire le lezioni a distanza. Per fortuna all’epoca sfruttando ferie arretrate, ero riuscita a rimanere a casa dal lavoro per 40 giorni durante i quali seguivo io stesa le lezioni, prendevo appunti, diventando di fatto l’insegnante di mio figlio. Il tutto aggravato dalla perdita della routine quotidiana e della programmazione fissa di cui i ragazzi come mio figlio hanno tanto bisogno».

SERENITA' RITROVATA

Per questo la possibilità di continuare le lezioni in presenza, ora, è di fondamentale importanza. «Per mio figlio fare lezione senza i compagni è la normalità. Avendo problemi cognitivi, durante le ore “teoriche” non è comunque mai in classe insieme agli altri studenti, ma solo con il docente di sostegno. In questo periodo al mattino fa tre ore di lezione anziché cinque, tranne il mercoledì quando fa i laboratori insieme a tutti gli altri compagni e resta a scuola per cinque ore». Un meccanismo che sta funzionando grazie a una stretta “alleanza” tra istituzioni, scuola e famiglia: «Io posso testimoniare solo per la mia esperienza - chiarisce Daniela - ma dopo i problemi della prima chiusura ora stiamo vivendo una situazione serena e favorevole. Abbiamo incontrato ampia disponibilità da parte del preside e degli insegnanti, così come del Comune per il trasporto scolastico». La famiglia di Daniela vive nel Copparese «e l’amministrazione ci è venuta incontro modificando i passaggi dello scuolabus per adattarli alle variazioni di orario di entrata. Per il ritorno invece ci diamo una mano tra genitori, sorelle e nonni».

SCELTA OPPOSTA

Ci sono però anche esperienze di segno diverso, che hanno portato le famiglie a compiere altre scelte. È il caso di uno studente che frequenta un liceo di Ferrara e che non avendo ritardi cognitivi segue abitualmente le lezioni insieme al resto della classe.

L’idea di trovarsi tutti i giorni in un’aula vuota, e per di più senza laboratori pratici tra le pieghe dell’orario scolastico a spezzare la solitudine, è risultata troppo dura da digerire. Così è successo l’esatto contrario rispetto al Salvemini: non la scolaresca a tornare in classe per sostenere il compagno in difficoltà, ma lo stesso alunno a scegliere la Dad per non sentirsi ancora più solo. —

Alessandra Mura

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