Coronavirus, case di riposo: dramma inspiegato

Migliaro, iglù per l'incontro tra anziani e parenti / foto Rubin

Come è possibile che le case di riposo siano tornate ad essere focolai del virus? La strage silente di primavera era stata seguita da impegni solenni, giaculatorie di “mai più”, e questo in particolare: mai più permettere che il virus penetri nei luoghi della fragilità. Amen. Ma in un amen siamo riprecipitati nell’incubo, in tutta Italia e qui molto peggio.

Le strutture ferraresi avevano pagato la prima ondata con 64 vittime sui 182 decessi Covid della provincia, una su tre. Ora il conto è ancor più sbilanciato. Negli ultimi due mesi le residenze hanno pianto altri 36 lutti dei 60 registrati sul territorio. L’ultima vittima, una novantenne della Ripagrande di Ferrara, venerdì: la centesima di un bilancio nero.


Da quali porte è entrato il virus? Come si è potuto diffondere tra ospiti e personale? Non sono domande retoriche, né interrogativi seminati per far polemica. Rintracciare le falle è la premessa necessaria per poterle sanare, modificando procedure evidentemente non sicure.

Sei mesi fa, l’emergenza era concentrata ad Argenta (31 lutti fra Fiorana, Manica e Villa Aurora). Si scoprì che il contagio era partito dal passaggio in ospedale di alcuni ospiti, dalla Medicina del Mazzolari, in particolare. Si capì, e si poté affrontare il problema. Che pure ebbe una coda lunga di morti, e di polemiche rimbalzate anche in Conferenza territoriale con la richiesta di una commissione d’inchiesta. Oggi l’urgenza è soprattutto su Ferrara (centinaia di positivi e 34 vittime in poche settimane). Perché? C’è un collegamento tra i casi della Ripagrande, della Caterina, della Santa Chiara o di via Pomposa? Ci sono stati errori che possono e devono essere corretti? Sono stati individuati?

Occorrono risposte chiare, occorrono per trovare soluzioni. Sgombrando il campo da quell’atteggiamento auto assolutorio che riecheggia stonato.

Buona domenica.-

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