Il virus nelle case di riposo nel Ferrarese: in arrivo regole più severe

La Regione valuta i rimedi per ridurre l’impatto della pandemia nelle residenze. Attenzione sui requisiti per l’accreditamento e sul ruolo dei medici di base

FERRARA. In estate si era allontanato dalle case di riposo, ma la seconda ondata della pandemia ha riportato il virus proprio dove può arrecare i danni maggiori: tra le persone più fragili, ricoverate in ambienti condivisi con altri ospiti e spesso affette da patologie che aggravano l’impatto dell’infezione. Un’emergenza sulla quale da tempo ha allungato lo sguardo anche la Regione, che ha messo i tecnici al lavoro. L’obiettivo è creare le condizioni per poter erigere una barriera efficace contro la pandemia mettendo in sicurezza ospiti e personale di queste strutture e abbattendo il rischio nei luoghi in cui il Sars-Cov-2 può colpire chi fa più fatica a difendersi.

Diversi gli aspetti su cui si sono concentrate l’analisi e le valutazioni degli esperti, tra questi - a quanto si è appreso - un’importanza particolare viene attribuita all’aggiornamento e al ripensamento dei requisiti richiesti per l’accreditamento. Tra le ipotesi che sarebbero state considerate ci sarebbe anche quella di affidare un ruolo significativo nel coordinamento dell’attività sanitaria ai medici di base.


TRASFERIMENTI NELLE CRA

L’esperienza acquisita con la pandemia e le criticità emerse negli ultimi nove mesi, durante la prima e la seconda ondata, hanno indotto sia la Regione che le Asl ad una riflessione anche su aspetti organizzativi, come la consistenza del personale in servizio. Nelle case di riposo ferraresi e della regione le carenze si sono fatte sentire al punto che da viale Aldo Moro è arrivata alle Asl la sollecitazione a prestare “temporaneamente” personale alle residenze in cui gli organici risultano più sguarniti. La questione è stata sollevata l’altro ieri dal sindacato Fials che ha chiesto all’Asl di non “forzare” i trasferimenti evidenziando i possibili rischi per infermieri e oss non idonei a quel tipo di servizio.

Ieri il direttore generale dell’Asl, Monica Calamai, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza di presentazione dei lavori completati nella Galleria della Casa della Salute, a Ferrara, ha replicato che «si tratta di trasferimenti che hanno una durata limitata e cercano di dare risposta a un problema più generale, che riguarda il reperimento del personale da parte di queste strutture, una questione emersa già questa estate». Non saranno inoltre ignorate le situazioni di inidoneità legate a problemi di salute o fragilità degli operatori. È noto, comunque, che le condizioni di lavoro e il trattamento economico che caratterizzano il servizio in queste residenze soffrono la concorrenza di alternative come gli ospedali, che in questi mesi stanno procedendo ad assunzioni massicce (e sono comunque in sofferenza).

Le statistiche, in provincia, indicano in un centinaio i decessi di pazienti con Covid-19 (spesso affetti anche da altre patologie) provenienti da case di riposo. Un terzo delle persone decedute sono state ospiti di cinque strutture di Ferrara, interessate solo marginalmente dalla prima fase epidemica e pesantemente coinvolte nella seconda. —

Gi.Ca.

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