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Ferrara, la lotta al virus nelle Cra. Romagnoni: «Tamponi rapidi, la nostra arma»

Il medico Asl analizza la situazione nelle case protette, i nuovi alert a Mirabello e a Ferrara: «Nessun collegamento tra i focolai scoppiati il mese scorso nelle tre grandi strutture cittadine» 

FERRARA. Tamponi rapidi e attività di formazione come armi in più per contrastare il rischio di Covid nelle case di riposo ferraresi. Ne è convinto il dottor Franco Romagnoni, responsabile dell’area anziani dell’Asl di Ferrara, che sta monitorando dall’inizio della pandemia, con estrema attenzione e dati alla mano, proprio i soggetti più deboli e vulnerabili al virus.

«Abbiamo ricevuto oltre centomila tamponi antigenici rapidi – dice Romagnoni – la metà dei quali “a saponetta”, che non hanno bisogno di strumentazione, e abbiamo cominciato ad adoperarli. Ci permettono di aumentare la frequenza dello screening agli ospiti e al personale anche perché abbiamo intenzione di istruire il personale delle strutture, almeno quelle più piccole, affinché possa essere autonomo, alleggerendo il lavoro delle Usca». A regime, nel giro di due o tre settimane, gli operatori potranno essere testati ogni quindici giorni e i seimila ospiti delle strutture ferraresi almeno una volta al mese. In prospettiva, quando l’emergenza sarà in parte rientrata e si allenterà lo stop alle visite dei parenti, gli stessi test potranno servire anche per i familiari.

DIFFERENZA TRA LE DUE ONDATE

Intanto occorre massima prudenza. Quella che, forse, in alcune occasioni è venuta meno questa estate, scintilla per i tre grandi focolai ferraresi: Ripagrande, Santa Chiara e Residenza Caterina. «Nella prima ondata – ricorda Romagnoni – furono colpite soprattutto strutture medio piccole, in cui il virus entrò per la “porta ospedaliera”. Ma quella l’abbiamo sbarrata con i tamponi molecolari: oggi gli ospiti delle strutture che vengono ricoverati sono testati in pronto soccorso, durante la degenza e al momento delle dimissioni: se sono positivi, vengono intercettati». La nuova ondata è arrivata ancor prima del previsto, ad inizio di ottobre, ed ha investito le principali strutture del capoluogo. Una concentrazione che Romagnoni spiega con i grandi numeri, casi a sé che non sarebbero collegati. «I gestori sono diversi, non c’è condivisione di personale: ci spieghiamo ciò che è accaduto solo con il maggior andirivieni di persone. Si tratta di strutture molto grandi, e ancora ad inizio ottobre i familiari erano ammessi». Il divieto agli esterni è stato disposto ormai in ogni struttura, come decisione dei singoli gestori su impulso centrale. Il collegamento tra gli ospiti e le famiglie è garantito da telefonate e streaming.

PAZIENTI ASINTOMATICI

I tre focolai di ottobre sono scoppiati in pochi giorni. Poi per un mese più nulla. «Il che non significa che il virus non sia entrato in qualche struttura, ma con lo screening siamo riusciti ad intercettarlo in tempo». Lo screening, inizialmente svolto con test sierologici e tamponi, ha portato a trovare operatori e pazienti positivi anche senza alert clinici. È il caso di Poggio Renatico dove il contagio era esteso ad una metà degli ospiti e del personale senza che vi fosse un sintomatico.

DUE NUOVI ALERT

Mentre si sta stabilizzando la situazione nelle grandi case di riposo di Ferrara, con gli ospiti rimasti in struttura che stanno tornando negativi, altre due realtà sono sotto stretta osservazione. «Ad oggi abbiamo due alert: alla Residenza Mantovani di Mirabello e al Residence Service di via Pomposa a Ferrara», dice Romagnoni. Alcuni ospiti sono stati trasferiti in ospedale. «La necessità dell’ospedalizzazione - ribadisce il dirigente Asl - con una valutazione in pronto soccorso che può anche portare al ritorno i struttura, è ovviamente legata anche al livello assistenziale che i gestori garantiscono. La guardia non va mai abbassata nella lotta a questo virus infido e pericoloso e la cosa peggiore è rilassarsi.

«Come dissi questa estate in un confronto sul tema, quando le cose stavano procedendo bene dal punto di vista epidemiologico - ricorda il medico dell’Asl di Ferrara - non bisogna rilassarsi di fronte ad un miglioramento, ma prestare sempre la massima attenzione. Abbiamo per fortuna un numero di guariti molto alto e l’indice di letalità del virus della nostra provincia è tra i più bassi in regione». Siamo impegnati a dare risposte efficaci nel contrastare il covid, consapevoli della primaria importanza nel tutelare le persone più fragili, come ci siamo imposti anche da un punto di vista etico». —