Un libro sul lockdown dei sanitari ferraresi: «Noi, pazienti e familiari sulla stessa barca»

Mazzi di fiori donati al personale sanitario del Delta di Lagosanto

Pubblicato da Cee sarà distribuito nelle biblioteche. Un omaggio alla collega Alessandra. Il racconto: c’era e c’è paura

FERRARA. «Lo dovevamo per Alessandra: lei sarebbe felice di questa pubblicazione». Alessandra è Alessandra Fabbri, l’infermiera non ancora 50enne stroncata da un malore lo scorso marzo. A parlare è Stefania Nuzzo, uno degli operatori sanitari del Sant’Anna di Ferrara il cui impegno durante il lockdown è finito tra le pagine del volumetto I ragazzi del Covid. Testimonianze degli operatori sanitari del reparto Mio2 Covid 19 dell’ospedale di Cona di Ferrara, pubblicato da Cee (Consorzio eventi editoriali), con testo leggibile anche da ipovedenti e dislessici.

È una raccolta di testimonianze degli operatori sanitari del reparto durante il periodo marzo-maggio. Un piccolo libro (stampato grazie al contributo di Cristiano Delfini, global family banker di Banca Mediolanum), che vuole essere un omaggio a tutti gli infermieri e il personale che con la loro umanità e professionalità hanno lavorato e in questa pubblicazione raccontano la loro storie. Il libro non sarà in vendita, ma verrà distribuito nelle biblioteche di Ferrara. Gli autori sono Patrizia Ferrari, Maria Grazia Cristofori, Angela Borianelli, Angela D’Antuono, Monica Federici, Giada Ferrioli, Elisa Leotta, Stefania Nuzzo, Elena Satta, Daniela Tortola, Carmela Pietracito e Federico Ceca. La prefazione è di Roberto De Giorgio, direttore del reparto Mio 2 / Covid 19.


LA TESTIMONIANZA

Ma torniamo a Stefania, infermiera arrivata da Lecce nel 1999 per frequentare il corso di laurea in scienze infermieristiche, poi rimasta a vivere nella nostra città, dove abita tuttora con la figlia. E Stefania, dopo i duri mesi della scorsa primavera, ora si trova anche a dover fare i conti lei stessa con il coronavirus, essendo in isolamento perché positiva al tampone: «Ma non ho sintomi per fortuna, solo un po’ di mal di testa, la cui causa principale è però probabilmente il mal di testa. La vera paura è quella di poterlo trasmettere a mia figlia, spero di no...».

A proposito di paura, che esperienza è stata quella vissuta nel lockdown? «Certamente forte, un’esplosione di emozioni e anche la scoperta di nuovi valori, come la solidarietà e il concetto di squadra fra i colleghi. E poi il rapporto speciale con i pazienti, i quali non potendo ricevere visite avevano soltanto noi. Ma devo dire che era emozionante il momento delle videochiamate a casa con i familiari. Ho l’impressione che abbiamo recuperato alcuni valori che prima davamo per scontati. E sì, certo, c’era e c’è tanta paura, per noi, per i pazienti e per i loro familiari in ansia; eravamo tutti sulla stessa barca...».

L'OMAGGIO

Come detto, il libro è nato per ricordare la collega Alessandra, «morta lo stesso giorno in cui un’altra nostra collega ha partorito, coincidenze della vita. Siamo tutti felici per questa pubblicazione e sono sicura che lo sarebbe anche Alessandra, alla quale eravamo tutte legate». Intanto, però, i contagi sono ancora elevati, gli ospedali sono al limite e l’emergenza continua, anche se adesso si ha l’impressione che gli operatori sanitari siano visti con un occhio diverso dalla gente: «Prima c’era la percezione di quello che facevamo, le persone capivano le nostre difficoltà. Quando è passato il momento più brutto e siamo tornati ad una vita quasi normale questa cosa si è persa e ora se la gente ha qualcosa da dire contro di noi lo fa, senza alcuna remora. Ecco, il timore è che passando il tempo si peggiori sul piano dei sentimenti, finirà per prevalere l’egoismo per le conseguenze economiche legate alla malattia». E voi? «Noi? Se il nostro reparto dovesse tornare ad essere reparto Covid saremo pronti a darci dentro». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA