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Ferrara, i ragazzi disabili segnati dal Covid: richieste d’aiuto cresciute

I responsabili della coop Piccolo principe: riadattarsi dopo la seconda ondata del virus sarà più difficile

FERRARA. Scompensi a livello psicologico e comportamentale, con difficoltà che si manifestano soprattutto nel sonno, nelle relazioni e, in generale, nelle abilità di vita quotidiana. Raccontano così, i responsabili della cooperativa Piccolo principe di Ferrara, le conseguenze che la pandemia ha avuto, e continua ad avere, sui bambini e gli adolescenti con più o meno grandi disabilità che seguono. Criticità in aumento dopo la fine della prima ondata, così come sarà alla fine della seconda, è la loro previsione. Perché la continua richiesta di riadattamento degli stili di vita causa Covid, specie a chi in ragione della propria disabilità avrebbe bisogno di una routine molto stabile, affatica e acuisce le piccole e grandi difficoltà di questi ragazzi. Che il Piccolo principe ora riesce a seguire perlopiù in presenza, garantendo l’attività clinica in sicurezza.

ATTIVITA' TERAPEUTICHE


«Da subito – raccontano il presidente e il vice della cooperativa, Simone Minichiello e Michele D’Ascanio – ci siamo riorganizzati ridefinendo le priorità, incrementando smart working, colloqui online, prevedendo la sicurezza di pazienti e operatori con il rispetto dei protocolli anticontagio. E poi uso della mascherina e distanziamento sociale, che hanno impattato l’esercizio della nostra professione soprattutto nei confronti dei bambini più piccoli o delle disabilità più complesse dove il lavoro di contatto rappresenta un aspetto importante del trattamento terapeutico».

Ma le prestazioni sono state comunque erogate, anche se progressivamente: «Il lockdown ci ha colpiti, verso marzo la nostra attività era ridotta del 50%, a maggio del 30%». Oggi, soprattutto i bambini più piccoli e le situazioni più gravi, vedono comunque garantite diverse attività in presenza, dalla terapia logopedica a quella neuromotoria, dall’intervento psicoeducativo ai colloqui psicologici e di sostegno alle famiglie (a distanza riunioni di equipe interne, incontri con insegnanti, e alcuni colloqui con i genitori erogabili da remoto).

Nei mesi di settembre e ottobre peraltro le richieste di presa in carico sono aumentate, rispetto all’anno precedente: «Dal punto di vista clinico avevamo ipotizzato questo scenario, che credo tornerà a verificarsi anche alla fine di questa seconda ondata – dice D’Ascanio –. Le richieste di riadattamento dei ritmi di vita chiedono molto ai ragazzi, anche privi di difficoltà, e se entriamo nel mondo della disabilità questo è amplificato, con risposte che possono essere di tipo psicologico e comportamentale, difficoltà del sonno e comportamentali».

TRA SCUOLA E FAMIGLIA

Complice anche, dicono ancora i responsabili del Piccolo principe, «lo stress familiare e il clima di allerta e incertezza che si respira nelle scuole aperte: perché se c’è un caso positivo, scattano le procedure, i tamponi, la quarantena. Si tratta di richieste di adattamento necessarie dal punto di vista sanitario ma eccessive per molti ragazzi, per i quali vanno previsti comunque interventi personalizzati». —

Giovanna Corrieri

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