Ferrara, l’esperto di Igiene pubblica: «Contro il virus l’arma vera è la prevenzione diffusa»

FERRARA. Nove mesi di pandemia hanno messo sotto stress tutte le strutture del Sistema sanitario. «Quello che è emerso è che la presenza sul territorio e il buon funzionamento dei Dipartimenti di Prevenzione sono una carta importante da giocare contro il virus, a Ferrara come nel resto d’Italia - spiega il professor Giovanni Gabutti, ordinario di Igiene pubblica e Medicina preventiva di Unife - Da qui bisogna partire per creare una rete diffusa ed efficace nel contrasto di queste emergenze, perché quando si presenta una pandemia, e la patologia è sconosciuta, si rischia di rimanere sempre un po’ spiazzati».

Gabutti, 62 anni, genovese, ha anche gestito da dirigente il servizio di Igiene di una Asl in Liguria e ritiene che «grazie alla creazione di una rete territoriale di servizi il sistema in Italia ha tenuto botta. Deve essere potenziato anche perché esistono delle aree di fragilità sulle quali l’attenzione alle misure di sicurezza va tenuta sempre alta e deve essere massima».


LE DEBOLEZZE DEL SISTEMA

Tra i “fortini” da difendere ci sono le case di riposo, dove la presenza di pazienti cronici o compromessi dalla coesistenza di più patologie può produrre un impatto sanitario particolarmente rilevante, se l’infezione riesce a farsi largo in queste strutture. Nel Ferrarese la problematica è emersa in tutta la sua drammaticità sia nella prima che nella seconda ondata. Il virus - in autunno e sorprendentemente - è rientrato nelle residenze per anziani.

«Abbiamo riscoperto l’importanza di regole, che sono basilari e fanno parte della prevenzione primaria ma che si ritenevano confinate all’ambito degli specialisti o della storia della disciplina - osserva il docente - In realtà la quarantena obbligata per le navi che avevano registrato casi di infezione a bordo era un accorgimento già adottato nei secoli scorsi come le maschere a forma di becco erano i precursori delle odierne mascherine. Il distanziamento, i dispositivi di protezione individuale e il lavaggio delle mani sono accorgimenti validi, soprattutto oggi, per prevenire le infezioni. In alcuni casi sono proprio comportamenti salvavita». Che però non annullano tutti i rischi perché il virus può riuscire a trovare un varco, aggiunge Gabutti, in modi non sempre individuabili con precisione e chiarezza.

Avvicinandosi il Natale, quindi, la raccomandazione a trascorrerlo “con i tuoi”, «in pochi e vicino a casa è non solo corretta ma eviterebbe la necessità di dover contenere successivamente una nuova ondata di contagi».

COMUNICAZIONE E RICERCA

La capacità di «fare squadra» facendo collaborare gli operatori di più servizi è stata un fattore che ha prodotto importanti vantaggi ma c’è un altro elemento che forse poteva essere «meglio registrato» nel sistema di prevenzione, ed è la gestione della comunicazione: «Non sempre il messaggio che è uscito da migliaia di dichiarazioni pubbliche è stato funzionale all’aumento della consapevolezza generale sui pericoli rappresentati dalla pandemia e in generale dalle infezioni», osserva il professore. Negli anni il calo delle adesioni alle campagne vaccinali, dall’influenza al morbillo, ha aperto inquietanti brecce sul fronte della tutela sanitaria di comunità «che possono contribuire a rendere più vulnerabili alcune fasce della popolazione».

Il vaccino anti-Covid rappresenta una fase forse decisiva nella battaglia contro il virus e «a questo proposito - sottolinea il docente di Unife - bisogna spiegare con chiarezza che un vaccino, prima di essere utilizzato, deve aver superato fasi approfondite di valutazione sulla sicurezza (il prodotto non deve rappresentare un pericolo per le persone a cui viene somministrato), sulla tollerabilità (non deve innescare reazioni in chi lo assume) e sulla efficacia. Il fatto che già due pandemie da coronavirus (Sars e Mers, ndr) abbiano preceduto quella attuale ha certamente agevolato i ricercatori». —

Gi.Ca.

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