Da Ferrara soldi al terrorismo col reddito di cittadinanza

Due tunisini inviavano denaro da Ferrara in Belgio ad un “foreign fighter” islamico. E abitavano in città in una casa popolare  

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FERRARA. Abitavano in una casa popolare in città, assegnata dal 2011 ad uno di loro che l’aveva occupata fino al 2016, per poi subaffittarla perché trasferito in Francia, ad un conoscente tunisino anche lui. Tutti e due erano comunque residenti a Ferrara (da tempo non abiterebbero più in città), e dal 2018, facendo carte false per averne i requisiti previsti, sono riusciti a ritirare il reddito di cittadinanza per 12 mila euro in tutto.

ANCHE FIANCHEGGIATORI

Ma i guai per i due tunisini, denunciati alla fine per occupazione abusiva della casa popolare (il subaffitto e averlo permesso) e per aver percepito il reddito di cittadinanza pur non avendone diritto, non finiscono qui: si ingigantiscono perché i due sono accusati anche di essere fiancheggiatori del terrorismo islamico, finanziando un “foreign fighter” in Belgio con una parte dei soldi avuti, appunto, dal reddito di cittadinanza. Una vicenda che ha acceso subito, nella giornata di ieri, la politica nazionale e locale, soprattutto, con il sindaco Alan Fabbri che ha chiesto subito controlli all’interno dell’Acer, l’istituto delle case popolari cittadino.

Controlli preliminari che ieri all’Acer sono subito stati attivati, pur a fronte delle scarse informazioni dovuto anche alla massima riservatezza dell’indagine. Perché condotta dal Gico della Finanza di Bologna (gruppo indagini crimine organizzato) nell’ambito di una inchiesta gestita dalla Dda di Bologna (pm Antonello Gustapane), la procura antimafia competente per i reati di terrorismo. Secondo i primi risultati dell’indagine – si apprende da fonti investigative –, solo una parte dei soldi (1. 000 euro) sono stati usati per finanziare un loro connazionale, inserito nelle liste antiterrorismo in Belgio e ritenuto un “foreign fighter” islamico dall’intelligence internazionale, e sarebbe stato localizzato di nuovo in Tunisia nel mese di aprile scorso.

A scoprire la vicenda – l’indagine è partita oltre un anno fa– sono stati i finanzieri seguendo la traccia dei soldi che partiva proprio dal Belgio, dove erano stati incassati dal terrorista: soldi che venivano spediti da Ferrara, da un “money transfer” che si trova a Ferrara in centro a città, con versamenti riconducibili ai due tunisini “ferraresi”. E le indagini di Dda e Gico non sono finite: sono in corso appunto verifiche per valutare se vi possano essere stati altri versamenti sempre su quel destinatario dallo stesso “money transfer” cittadino, gestito da cittadini stranieri, che ora è sotto la lente di ingrandimento.

EUROPOL COINVOLTA

L’indagine, dicevamo, è stata sviluppata partendo dalle segnalazioni per operazioni sospette, analizzando conti correnti bancari e strumenti cooperazione internazionale di Europol attraverso il’Terrorism finance tracking Program’, oltre che a mirate attività tecniche, appostamenti e perquisizioni. Le indagini, che puntavano a scoprire il flusso di denaro verso il Belgio e da parte di chi veniva inviate le rimesse all’estero, poi hanno portato alla luce che i due indagati percepivano il reddito di cittadinanza, dichiarando redditi e posizioni di lavoro false, incassando dallo Stato 12 mila euro, che ora saranno chiamati a restituire. –

Daniele Predieri

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