Ferrara, minori e accuse di fuoco agli operatori sociali

Scontro sui servizi: «Cancellano il rapporto con le famiglie». La replica: «Ci sono genitori che abbandonano i figli» 

FERRARA. «Cultura ideologica in cui gli operatori agiscono per annientare le reazioni fra i ragazzi e le famiglie d’origine? Ha conoscenza di operatori sociali di Ferrara che operano in questo modo nei confronti dei minori? Che ideologicamente perseguono queste modalità?»; «sì assolutamente, più di uno, malgrado loro perché pensano di fare la cosa giusta».

È stata questa la risposta, ieri in commissione d’indagine, dell’educatore di Reggio Emilia, Enrico Papi, al capogruppo Pd Francesco Colaiacovo «spaventato» si definiva, dal discorso del primo riguardo certe istituzioni (citato da Papi il Cismai) che tutelano il minore fino a dirgli «che la famiglia va cancellata, e su questo formano gli operatori».


Il discorso ha subito spinto il presidente della commissione, Alcide Mosso, a «indagare» sulla formazione degli operatori delle case famiglia e comunità di accoglienza audite ieri in commissione (Nuova Casa di Federica, Comunità Papa Giovanni XXIII, Siproimi Ferrara e Cidas): «noi siamo soci del Cismai – diceva la referente di Cidas, Marzia Guerra – ma non ho mai recepito questo modo di pensare contro la famiglia biologica, con cui noi lavoriamo molto». E comunque, sottolineava Paola Peruffo (Fi), «occorrerebbe una interlocuzione»; «sarebbe poi un atteggiamento criminogeno, cose da magistratura», sottolineava Colaiacovo, e anche Federico Soffritti (Fdi), con Dario Maresca (Gam) che invitava a fare attenzione: «questo atteggiamento mette uno stigma su tutto il settore, non è una situazione generalizzata quella degli allontanamenti impropri o in malafede. Le criticità ci sono, e si può ragionare, ma sono un piccolo pezzo».

Ieri Papi sottolineava appunto l’importanza, per i minori affidati, del progetto di riavvicinamento alla famiglia d’origine, di cui «i servizi sociali troppo spesso si dimenticano»; progetto, aggiungeva inoltre, a cui «gli operatori dovrebbero pretendere di avere accesso, altrimenti non sai cosa succede alle spalle del minore». Non lamentavano, però, mancanza di collaborazione con i servizi sociali i rappresentanti delle case famiglia e comunità di accoglienza presenti, ribadendo anche il lavoro con le famiglie, «se c’è mandato da parte del servizio di farlo – specificava Guerra, che per Cidas coordina la comunità il Melograno – ultimamente abbiamo anche famiglie che abbandonano i figli, avvicinare sì ma fare anche il conto di come sono le famiglie»; e anche la comunità Nuova Casa di Federica, che accoglie mamme con bambino: «garantiamo i rapporti con l’altro genitore».

«Mi sembra di capire che i minori accolti in queste strutture sono perlopiù non del Comune di Ferrara, i nostri minori sono quindi accolti in case famiglia fuori dal territorio?», si chiedeva Catia Pignatti (Lega), ma «non corrisponde alla normativa di tutela dei minori che dice che i ragazzi allontanati devono essere più vicini possibile alla famiglia per agevolare il riavvicinamento». —

Giovanna Corrieri

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