Ferrara, disabili in un’aula vuota? Al Roiti non più

Il liceo scientifico è tra le scuole ad aver applicato la deroga prevista dal Dpcm. A turni e in numero ridotto gli studenti interrompono la Dad e tornano in presenza

FERRARA. A turno, in numero ridotto, spezzano il “digiuno” della didattica a distanza e tornano in classe per restituire il senso di scuola ai loro compagni con disabilità, che in queste settimane di lockdown scolastico frequentano - da soli - tutte le lezioni in presenza.

Parte degli studenti del liceo scientifico Roiti di Ferrara ha avuto la possibilità di usufruire della specifica deroga contenuta nell’ultimo Dpcm, e che consente appunto un parziale e contenuto ritorno in presenza per evitare che i compagni disabili trascorrano le ore di lezione in un’aula vuota. Il Roiti è tra le scuole ferraresi ad aver dato concretezza alla deroga.


Il liceo conta tra i suoi iscritti due studenti diversamente abili. «Le famiglie e gli allievi si erano adattati con grande disponibilità alle regole del Dpcm di fine ottobre, consapevoli delle difficoltà di questo periodo - spiega il dirigente scolastico Roberto Giovannetti - È stata la scuola a fare il primo passo, attraverso i consigli di classe, a fronte di questo “margine di manovra” previsto dalla normativa». Alle due classi degli alunni diversamente abili che hanno ripreso già da diversi giorni ad accogliere parte dei ragazzi, si sono aggiunte altre quattro in cui sono presenti allievi “Bes”, ovvero con bisogni educativi speciali.

«Il Dpcm contempla anche altri casi di applicabilità della deroga, ovvero tutte le volte in cui il distacco dalla scuola può pregiudicare il percorso formativo, o per situazioni di particolare difficoltà relative ad esempio a studenti non di madrelingua» continua il preside, precisando che «l’intento non è e non deve essere quello di creare classi speciali, ma anzi favorire l’interazione tra gli studenti, e insegnar loro che un compagno diversamente abile è una risorsa importante. Sono stati proprio gli studenti con disabilità a consentire a tutti gli altri di alternare Dad e lezioni in presenza».

Tutto si è svolto naturalmente si base volontaria, ma non è stato affatto difficile tornare ad animare le aule vuote. Nel rispetto dei protocolli, si è cercato di evitare il più possibile spostamenti con l’impiego di mezzi pubblici, e sono stati organizzati turni per dare al numero maggiore di studenti l’opportunità di tornare in presenza rispettando i protocolli di sicurezza e il distanziamento.

«Abbiamo fatto quello che la comunità si aspetta dalla scuola - conclude Giovannetti - che deve essere un luogo di formazione, ma anche di educazione e socializzazione. Il Decreto ci forniva questi spiragli, e abbiamo ritenuto utile metterli in pratica, per la serenità non solo dei ragazzi diversamente abili che si sentivano soli in aula, ma anche dei loro compagni che con la didattica a distanza vivono a loro volta una condizione di isolamento». —

Alessandra Mura

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