Ferrara, Sgarbi senza freni: «Io ho fatto il nome. L’incarico duri almeno tre anni»

Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e Vittorio Sgarbi

Il sindaco Fabbri: separato politica e Fondazione per dare la necessaria autonomia. L’assessore Gulinelli: eliminata la vecchia autoreferenzialità

FERRARA. Al centro del tavolo della conferenza stampa, nel Salone degli Arazzi, ieri c’era lui, Vittorio Sgarbi, presidente di Ferrara Arte, architetto della politica culturale del Comune. La mascherina anti-Covid andava su è giù, indossata e tolta davanti ai taccuini e alle telecamere. Poi l’intervento. «Mi auto-incolpo di traffico di influenze», ha esordito il presidente di Ferrara Arte, sfoderando il consueto repertorio dialettico, tra l’ironico e il provocatorio. In effetti qualche ostacolo ha voluto scavalcarlo, come il possibile conflitto di interessi per i rapporti professionali che Marcello Corvino, coadiutore del presidente del Teatro, Maurizio Resca, ha in essere con lo stesso Sgarbi e con il futuro direttore Moni Ovadia.

Corvino è infatti produttore di entrambi: delle conferenze d’arte del critico ferrarese e degli spettacoli dell’attore. Il nome di Ovadia è uscito proprio dalle interlocuzioni fra Corvino e Sgarbi e poi è finito sul tavolo del consiglio di amministrazione del Teatro “Abbado”, che ha detto sì. Con qualche fibrillazione tra i componenti del cda, compreso il presidente, il manager Mario Resca, che avrebbe storto un po’ il naso di fronte all’invadenza del presidente di “Ferrara Arte”.

Il direttore uscente, Marino Pedroni, andrà in pensione prima di Natale e al suo posto entrerà Ovadia. Marcello Corvino ha un contratto che scade nei primi mesi del 2021, la prosecuzione dell’incarico è nelle mani del cda. Sgarbi intende proporre come presidenti onorari di istituzioni culturali della città nomi del calibro di Riccardo Muti, Pierluigi Pizzi e Salvatore Settis. Chiede che a Ovadia «sia assegnato un ruolo di direzione per almeno un triennio».

Il sindaco Alan Fabbri (che ha ignorato la stilettata di Sgarbi: «la Lega non ha nomi di calibro per la cultura...») ha spiegato che separare politica e Fondazione è stata la scelta che «garantisce la doverosa autonomia artistica al Teatro. E i risultati si sono visti pure in un anno sfortunato». Concetto ribadito dall’assessore Marco Gulinelli: «Abbiamo cancellato l’autoreferenzialità del passato rispetto alla politica». Il 16 dicembre, ha ricordato il presidente Resca, sarà in visione alle scuole lo spettacolo registrato a Ferrara da Baricco, e il 23 dicembre sui social la serata con Francesco Gabbani. —

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