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Ferrara, chiudono i negozi la piazza si spegne: «Fisco e affitti sono da rivedere»

Le associazioni: un impoverimento anche sociale. «Per rialzarci puntiamo su giovani, donne ed eccellenze»

FERRARA. Buie e deserte, le vetrine dei negozi morti si affacciano sul centro cittadino come tanti occhi ciechi. È ormai un fenomeno che non ha bisogno di dati camerali per essere notato, basta compiere una “vasca” e osservare le principali strade commerciali per toccare con mano la crisi che spegne le insegne e lascia al loro posto per mesi il cartello “affittasi”.

INSEGNE SPENTE


Sì, perché il ricambio arranca e le vie si svuotano. L’esempio più vistoso è la “tripletta” di corso Martiri: chiusi gli storici bar pasticceria Nazionale e Centro Storico, Geox trasferito nella galleria del “Castello”. Anche la gloriosa rivendita di sementi di via Cortevecchia ha alzato bandiera bianca, ma nessuno si è fatto avanti per subentrare e ora l’immobile, di proprietà del Comune, è messo a disposizione di associazioni di volontariato. Stessa sorte, poco più avanti, per la gastronomia, mentre l’annunciata apertura di un centro estetico - dopo qualche opera di allestimento - non si è ancora concretizzata. In via San Romano sulle vetrine di PizzaCozze&Babà campeggia un cartello che avvisa che l’esercizio è chiuso a causa dell’entrata nella zona arancione, ma è rimasto lì anche dopo il cambio di colore. Sempre in via San Romano è in affitto anche l’ex Bassetti, in via Bersaglieri del Po, quasi all’angolo con Giovecca, di fronte al negozio di cucine campeggiano due grandi vetrine vuote, e anche in via Garibaldi si contano almeno tre esercizi chiusi, tra cui una caffetteria. Per tacere di via Gobetti e la semi desertificazione dei suoi portici. Un quadro preoccupante per l’impoverimento non solo economico, ammoniscono le associazioni di categoria, ma sociale.

«È un fenomeno in atto da tempo, ma che l’emergenza sanitaria ha acuito - commenta il direttore di Confesercenti, Alessandro Osti - C’è bisogno di una politica specifica per le piccole attività, per la sopravvivenza della socialità urbana. Se si va avanti con misure a favore della grande distribuzione, se si compra su Amazon o altri colossi dell’e-commerce che godono di notevoli facilitazioni fiscali sarà molto difficile invertire questa tendenza. La legge Bassani sulla riforma del commercio, che conteneva misure volte al riequilibrio del sistema della grande distribuzione, è stata disattesa. E dopo un anno difficile come questo, i piccoli e medi esercizi che erano già in difficoltà hanno avuto il colpo di grazia».

Un’analisi condivisa da Giulio Felloni, presidente di Ascom Ferrara ed esponente nazionale di Federmoda, ma che aggiunge una speranza di riscatto: «Anche da una crisi come questa si può uscire più forti. Noi ci contiamo, puntando sui giovani e sulle donne. E su iniziative di rilancio non solo economico, ma anche di fiducia. I negozi di prossimità sono un patrimonio da tutelare, per il loro valore sociale, ma anche perché «a differenza delle aziende di vendite online, le tasse restano nel territorio».

IL NODO AFFITTI

Felloni si rivolge anche ai proprietari degli immobili dove da mesi e mesi campeggia il cartello “affittasi”: «Dico loro che è meglio un locale affittato a un canone un po’ più basso che un locale vuoto, che si deteriora e si svaluta». Da parte loro i negozi di vicinato «devono valorizzare i punti di forza e sapersi reinventare. Penso alle macellerie gourmet, sull’esempio di due nostri associati a Copparo. Ma anche all’abbigliamento-calzature. Una possibilità è quella dell’outfit, una consulenza sugli abbinamenti giusti, considerato che l’eleganza è nel dettaglio. Un servizio che nessun sito di e-commerce può fornire in modo altrettanto curato e personalizzato. L’importante è non rassegnarsi». —

Alessandra Mura

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