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Porto Garibaldi, la denuncia dell’ex pornostar: «Hanno rubato la mia identità»

La 38enne Marta, nome d’arte Naomi, da un mese è ricattata dagli hacker: «Hanno usato i miei profili fingendo raccolte fondi e spedendo messaggi hot ai miei contatti» 

PORTO GARIBALDI. «Quando vedevo queste storie di hacker nei film o in televisione, credevo fossero troppo lontane dalla realtà. E invece stavolta mi ci sono ritrovata in mezzo io». A parlare è Marta Borgulova, ex pornostar slovacca di 38 anni (nome d’arte Naomi Curtis), ora mamma a tempo pieno a Porto Garibaldi, dove vive dopo il matrimonio con un imprenditore lagunare, relazione dalla quale è nato un bambino. La vicenda risale allo scorso agosto, ma la vera sorpresa per la 38enne è scoppiata in tutta la sua evidenza la sera del 14 novembre, quando tramite il telefono una persona l’ha ricattata, dicendole che da tre mesi usava il suo telefonino e tutte le apparecchiature elettroniche.

«È stata una botta tremenda - racconta Naomi -, mi sto riprendendo solo adesso, ma ho ancora tanta paura e ad un mese dalle denunce fatte non ho ancora notizia su chi mi ha hackerata, rubandomi di fatto la mia identità, perché nei telefonini e nei pc oggi abbiamo tutta la nostra vita». Inizialmente la 38enne non si era accorta assolutamente di quanto stava accadendo, i segnali - piuttosto chiari - sono avvenuti in due sue attività quotidiane: portare il figlio a scuola e agli allenamenti del calcio. «Ad un certo punto - racconta -, a scuola gli altri genitori non mi hanno più salutato, anzi, qualcuno mi ha addirittura offesa; sono corsa a casa per chiedere aiuto ai miei suoceri, ai quali sono legatissima. Allo stesso modo al calcio i dirigenti chiedevano come mai non rispondessi alle telefonate, ma io non ne avevo ricevute».


In un primo momento, non capendo cosa stava accadendo, la donna ha chiesto aiuto allo suocero, a sua volta imprenditore conosciuto fra Comacchio e i Lidi. «È andato a scuola a parlare con gli altri genitori, questi gli hanno spiegato che io mettevo delle brutte cose nella chat di gruppo dei genitori, ma io nel telefono non avevo nulla di tutto ciò».

E si arriva alla “famosa” sera del 14 novembre, quando tramite il telefono qualcuno le dice che la sta spiando da tre mesi, attraverso la smart card delle tv presenti nella casa poteva seguirla ovunque. «In quel momento mi ha prima detto “bello il tuo maglione”, poi mi sono seduta, sorpresa della cosa, e ha aggiunto “perché ti siedi?”. Ho subito guardato fuori dalla finestra, ma era impossibile che potesse vedermi qualcuno dei vicini». Nell’immediato Naomi è stata ricattata, le è stata richiesta una somma di 70mila euro, o in alternativa sarebbero stati ricattati alcuni fra i suoi contatti, che a sua insaputa avevano scattato foto e video osé, convinti di rapportarsi con la 38enne e non con un hacker. Non solo, sono state aperte a suo nome raccolte fondi per i bambini malati di tumore e per gli animali, chiudendole all’improvviso, spiegando che i soldi se li era tenuti lei. Oltre alla minaccia di usare le foto dei compagni di classe del figlio abbinate a foto hard.

«Arrivata in Italia ho lavorato con Schicchi, avevo una vita diciamo “movimentata” e capitava che qualcuno esagerasse nel seguirmi. In fondo sono alta 1 metro e ottanta, so fare a difendermi... ma in questo caso non so con chi prendermela, mi hanno di fatto rubato l’identità e ho paura». La stessa notte del 14 novembre la 38enne ha presentato denuncia ai carabinieri di Porto Garibaldi, ma nei giorni successivi si è rivolta anche alla Polizia postale di Ravenna e alla sede di Comacchio del Centro antiviolenza donne. «Mi sono stati confiscati tutti gli apparecchi elettronici, anche i televisori, per capire come sia potuto accadere. Ho dovuto ricostruirmi tutti i profili social, ma ancora sono aperti quelli vecchi per le indagini, solo che dopo un mese ancora non ci sono risultati e a questo punto sarebbe molto meglio venissero chiusi quei profili... Ho paura - chiude - anche adesso penso che all’altro capo del telefono potrebbe esserci uno degli hacker...». —