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Ferrara, Sgarbi: «Ovadia, scelta che premia il merito. Sarà uomo di teatro, non farà politica»

Perplessità e malumori di parte del mondo ebraico per gli attacchi a Israele. La replica del critico ferrarese 

FERRARA. Non si è ancora insediato come nuovo direttore del teatro comunale Abbado, ed è già protagonista del dibattito politico-culturale ferrarese. Moni Ovadia, fresco di nomina su indicazione di Vittorio Sgarbi, non è personaggio da tinte pastello e toni sfumati. Una libertà di pensiero in nome della quale non ha esitato a condannare aspramente l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele, alienandosi - lui ebreo - le simpatie di parte del mondo ebraico.

Lo stesso che ora manifesta perplessità e disappunto per la sua nomina alla guida del teatro Abbado: «A Ovadia ho chiesto di muoversi in ambito teatrale e di evitare di fare politica contro Israele - interviene a questo proposito Sgarbi - È un artista che viene guardato con ammirazione da pochi ebrei, tra cui Gad Lerner e Furio Colombo, perché riescono a distinguere l’uomo di teatro e l’uomo politico. Pensiamo a Pirandello e Brecht, ad esempio. Il primo dichiaratamente fascista, il secondo militante comunista, entrambi uomini di grande spessore culturale. E così va misurato Ovadia».


LE CRITICHE

Da sempre di sinistra, Ovadia è stato scelto per la guida del Comunale da una giunta leghista, ma le critiche alla sua nomina provengono soprattutto da destra. In questo cortocircuito Ovadia «si trova in difficoltà», ammette Sgarbi, rivendicando subito dopo una scelta «che mette al primo posto il merito». Insensate quindi, aggiunge, le ipotesi di conflitto di interessi dovuto al fatto che la casa editrice di Elisabetta Sgarbi, La Nave di Teseo, ha pubblicato opere dell’artista.

Un’osservazione «pettegola», replica Sgarbi «non c’è alcuna interferenza tra mia sorella e il teatro, o tra me e mia sorella. Inoltre Ovadia pubblica con molte altre case editrici, è una polemica sciocca». Così come è «offensivo dire che siamo lontani anni luce da Abbado e Farina. Ho sempre avuto molta stima di Farina, uomo capace dal punto di vista organizzativo, ma di respiro ferrarese. Quella di Ovadia invece è una figura di calibro nazionale, come era Abbado».

LE RIVENDICAZIONI

Macché “anni luce” da Farina e Abbado, «come sostiene il Pd», ribadisce Sgarbi, che a proposito di luce ricorda invece «la nuova illuminazione di Palazzo Schifanoia, voluta da me, e che è tra le migliori che si possano trovare in Europa, paragonabili a quelle del Louvre». Proprio nel museo parigino «che riaprirà il 15 dicembre, è in mostra una delle opere della mia collezione, il San Domenico di Niccolò dell’Arca, e non sono state molte le opere ferraresi a essere esposte al Louvre». Mentre al Mart di Rovereto, continua Sgarbi, «ho curato una mostra con 170 opere di Boldini».

Tutto questo per rimarcare, va avanti il critico d’arte «che il mio valore merita di essere riconosciuto, e che sono assurdi e offensivi questi paragoni con Farina e Abbado. A Ferrara ho portato il maestro Riccardo Muti, il pianista Maurizio Pollini, con Ferrara Arte ho organizzato la mostra dedicata a Previati al Castello; intendo nominare presidenti onorari di importanti istituzioni culturali cittadine figure di grande valore come lo stesso Muti, Pierluigi Pizzi e Salvatore Settis». Non ultima, la mostra su Banksy «che anche Franco Farina avrebbe sicuramente fatto». —

Alessandra Mura

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