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Ferrara, picchiata e stuprata dal marito. Lei lo denuncia, “salvata” dal Codice rosso

Sposata a lui a 11 anni, riempita di botte davanti alle 3 figlie e violentata. E lui al giudice: è roba mia, faccio quello che voglio 

FERRARA. Oggi ha 30 anni, tre figlie di 7, 3 e 1 anno, un passato da dimenticare e una vita nuova da programmare grazie all’aiuto della rete dei servizi e alla protezione del Centro Donne e giustizia. E, anche, dell’applicazione, per il suo caso, del Codice rosso, la legge che ha innescato un cambio di passo contro le violenze sulle donne, dal settembre 2019 quando è entrata in vigore. La sua è una storia emblematica perché riassume, di fatto e purtroppo, tutti i reati contemplati (e giustamente aggravati rispetto il passato e le precedenti normative) dal Codice Rosso: dalla costrizione al matrimonio combinato, ai maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale e tanti altri fino alla violazione dei divieti di avvicinamento o gli obblighi di allontanamento dal nucleo familiare imposti alla persona violenta di turno, spesso marito, compagno, fidanzato.

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PROCESSO AL PADRONE


Il suo caso, le violenze subite in famiglia davanti alle figlie piccole e tutto il resto finiranno l’11 febbraio prossimo davanti al tribunale, quando i giudici accogliendo il giudizio abbreviato richiesto dal marito imputato, non dovranno chiamare la donna a testimoniare contro quel suo marito-padrone. Che ha già confessato con una disarmante normalità al giudice Carlo Negri: «Non sapevo che esistesse la violenza sessuale su mia moglie, lei è mia roba. Noi per la nostra religione possiamo tutto sulla donna anche contro il suo volere». Ora rischia per tutti quei reati messi in fila dal codice rosso, una pena fino ai 12 anni di carcere. Ma su questo decideranno i giudici e questo sarà il suo futuro.

Quello della moglie, costretta sposarlo all’età di 11 anni in un super matrimonio combinato tra le loro due famiglie – che fecero sposare i tre figli maschi di una con le figlie femmina dell’altra – è per fortuna un futuro radioso. Grazie alla rete di servizi creata in conseguenza della legge del Codice Rosso: dai pm che si attivano, alle forze dell’ordine specializzate che agiscono subito, fino alla rete dei servizi, psicologi, assistenti, operatori dei Centri donne e giustizia che prendono in carico i casi come quello della donna che stiamo raccontando. Maltrattamenti e inferno familiare che durava per lei dal 2012, fino al febbraio scorso, quando venne stuprata (termine usato dai giudici) dal marito, che la violentò fuori casa, in un luogo appartato poco distante dalla fermata del bus dove era scesa dopo essere andata a trovar lavoro che lui non voleva cercasse.

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NON DISSE NULLA

La donna incinta al quarto mese svenne dopo lo stuprò, andò in ospedale da sola, ma non disse nulla. Tornò a casa, abbandonò il marito, trasferendosi dal padre che l’ha difesa e creduta nonostante tutti gli altri familiari avessero voluto nascondere la verità: che lei denuncia nel giugno scorso a carabinieri, polizia locale e giudici che applicano a lui il divieto di avvicinamento attivando il Codice Rosso. Che l’ha salvata dal marito padrone. –