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Lunghe code già all’alba per comprare l’anguilla, a Comacchio la tradizione resta viva

Ultimo sabato per portare a casa il pesce a prezzi calmierati: «Quest’anno sono buonissime, incrociamo le dita per i ristoranti» 

COMACCHIO. Il connubio Comacchio e anguilla è inscindibile e per i comacchiesi è molto più che un pesce. È un simbolo che ha permesso alla cittadina di occupare un posto importante nel mondo. E sulle tavole, soprattutto a Natale, non può mancare. Certamente, come tutte le cose preziose, non è economica e mentre una volta c’era chi, più o meno legittimato, l’andava rubare in Valle, da qualche anno l’amministrazione comunale e il Parco del Delta danno la possibilità per tutti i sabati di dicembre di comprarla a prezzi calmierati. Le anguille vengono vendute nella Manifattura dei Marinati in Corso Mazzini, 200 a Comacchio, dalle 9 alle 12 al prezzo di 20 euro al chilo, Iva inclusa, per un massimo di 5 chili a persona. Generalmente il prezzo è di circa 30 euro al chilo, si trova a volte a 25 euro nelle pescherie di Comacchio e riuscire quindi a comprarla è un bel risparmio per le famiglie. Sì, riuscire, perché non è così facile aggiudicarsele.

In fila


Bisogna alzarsi presto, molto presto, e mettersi in fila davanti sotto al loggiato dei Cappuccini, tutti in attesa davanti al grande portone di legno che porta all’interno della Manifattura dei Marinati. Un posto meraviglioso, dove da quasi le anguille, pescate nelle Valli salmastre che circondano la città, da secoli vengono lavorate e conservate secondo un procedimento di marinatura rimasto inalterato nel tempo.

«Noi vogliamo le nostre anguille, quelle di Valle, le altre non ci interessano e forse non lo abbiamo mai nemmeno comprate – spiega Luigina Nordi ferma in fila –. Io sono arrivata alle 7 (il servizio è stato fatto la settimana scorsa, ndr) e c’era già qualcuno. Per fortuna che ci permettono almeno sotto Natale di averle perché non si possono più pescare liberamente».

In passato

In linea di massima, a dire il vero, non è mai stato possibile perché l’azienda Valli ha sempre avuto il controllo su tutto e nei primi decenni del’900 anche la lavorazione rientrò fra le prerogative dell’Azienda, unitamente alla coltura ittica, alla vigilanza. «Mio nonno era un fiocinino (pescatore abusivo di anguille) – continua la signora –, dicevano che era un fuorilegge ma le Valli sono di tutti, al feva ban». «Mia nunon l’iara guardian e al feva incaura piu ban...», fa eco il signor Foschini. La fila alle 11 è lunghissima. I responsabili invitano a mantenere la distanza ma è un braccio di ferro continuo. All’interno le anguille, rigorosamente vive, sono in enormi ceste e all’occorrenza vengono trasferite in una bacinella di plastica bianca. Ci pensano i pescatori a prenderle e a metterle nei sacchetti perché non è facile bloccarle e tenerle ferme «e mordono anche. Una volta le anguille venivano fiocinate e per togliere poi il ferro dalla testa i nostri nonni mordevano la coda. Ma queste hanno dei denti aguzzi e affilati e alla fine si facevano male anche loro. Quest’anno la pesca va molto bene, «sono grandissime e belle – spiegano dalla Manifattura –, abbiamo delle femmine che sono la fine del mondo. I comacchiesi le sanno cucinare bene anche perché se per caso ci si sbaglia è un disastro...E adesso che abbiamo il pesce buonissimo, i ristoranti non sanno nemmeno se apriranno»... —

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