La chiesa riapre dopo il terremoto, Casumaro riparte dalla sua “casa”

Chiusa per otto anni, è stata completamente restaurata. Il sindaco: «Una giornata di festa, restituiamo il tempio alla comunità»

Casumaro in festa, il paese ha di nuovo la sua chiesa

CASUMARO. Chiusa e ferita oltre otto anni, a pochi giorni dal Natale, la chiesa parrocchiale di San Lorenzo ha riaperto ieri le sue porte alla comunità. «Che gioia poter rientrare nella nostra chiesa. La sua rinascita è esempio di forza, coraggio e speranza per tutti. Qui il Signore è pronto a nascere, per insegnarci che di fronte alle avversità, al sisma come alla pandemia, non dobbiamo arrenderci».

Dopo tanta attesa

A dare il benvenuto al vescovo Matteo Zuppi a nome del consiglio pastorale delle parrocchie di Casumaro, Alberone, Renazzo e Reno Centese, è stata la presidente di Zona Pastorale, Silena Pirani.

Affiancato dal parroco di Casumaro, don Marco Ceccarelli, e dal parroco di Finale Emilia, don Daniele Bernabei, il vescovo Zuppi ha celebrato la messa di riapertura con parole di gioia: «Come il Signore guarisce il nostro cuore e restaura le ferite che il male porta nella nostra vita, oggi anche questa casa ferita, dopo tanto cura e il restauro, torna ancora più bella, luminosa, accogliente, pronta a riunire una comunità nell’amore del Signore».

E, ancora, «Di fronte alle profonde ferite che il sisma come la pandemia lasciano, Dio ci dice di non arrenderci. Occorre lottare, e rinascere insieme, come è accaduto a questa casa».

Il restauro

Quella restituita ieri alla comunità è una chiesa ricca di storia, impreziosita dall’opera di Carlo Bononi “I Martiri San Lorenzo e San Pancrazio accolti nella Gloria del Cielo” del 1608 e dal soffitto a lacunari dipinto nel 1650 dal maestro modenese Domenico Maria Parenti.

Punto di riferimento di un paese, Casumaro, diviso fra due province e tre Comuni, ma unito nella fede e in ciò che la rappresenta, la chiesa di San Lorenzo. «Guardatevi attorno – ha detto don Marco – i muri, i dipinti, l’architettura, parlano della nostra storia. Certo, la chiesa non è ancora perfetta, ma così ci aiuterà a ricordare che nessuno di noi lo è».

Immancabile il ricordo dell’amato parroco don Alfredo Pizzi: «Dal cielo sarà fiero di noi, come il nostro carissimo Moreno». Oltre alle forze dell’ordine e alle associazioni di volontariato, agli amministratori dei Comuni di Cento, Bondeno e Finale Emilia, don Marco ha ringraziato tecnici e progettisti, Curia, soprintendenza, l’impresa Cooperativa edile artigiana di Parma che s’è occupata di recupero e restauro, e l’assessore regionale Irene Priolo.

Il percorso

«Alla Regione dobbiamo tanto per questa ricostruzione. Questa casa è anche un po’ vostra. Ora ci sarà da sistemare la casa di Alberone, Buonacompra e Mirabello». Presenti alla riapertura, rappresentanti dei Comuni di Finale Emilia e di Bondeno, e il sindaco di Cento, Fabrizio Toselli. «Oggi, una giornata di festa: restituiamo un simbolo a questa comunità. Inevitabile pensare ai valori che il sisma ha fatto emergere, il senso della comunità, la solidarietà, la collaborazione. Come oggi torniamo in questa casa, grazie agli stessi valori affrontiamo la pandemia. Solo insieme potremo superarla».

Nel portare i saluti del presidente Bonaccini, l’assessore regionale alla Protezione civile Priolo: «Questa chiesa, è un simbolo della ricostruzione post terremoto, messa in capo fin da subito dalla Regione. Un luogo dove le comunità possono ritrovarsi e riscoprire la propria identità. Con ugual forza, coraggio, responsabilità e sacrificio, resisteremo e supereremo anche la pandemia». —

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