Ferrara, la rabbia dei ristoratori: riapertura farsa e noi vicini al collasso

L’asporto è un palliativo, gli indennizzi spesso si rivelano insufficienti: «Siamo disperati, non è giusto che a pagare sia la nostra categoria» 

FERRARA.  Fornelli accesi, almeno a pranzo, certo. Ma sono soprattutto gli animi a essere bollenti, tra i ristoratori ferraresi. Il centro storico di Ferrara è una valle di lacrime. Un Dpcm dopo l’altro, limiti e proibizioni. I titolari di alcuni tra i più noti ristoranti cittadini sono sul piede di guerra. Cercano di appoggiarsi a quel poco di ottimismo rimasto, ma dentro l’anima affrontano queste feste come il peggiore periodo per concludere un anno funesto. «Neppure in tempo di guerra – chiosa uno di questi “noti” – nemmeno in tempo di guerra si è vissuto con le drammatiche incognite di questo 2020». Si avversano nella mente pensieri carichi di occasioni perdute, di un tunnel in fondo al quale si fatica a vedere la luce. Come chi va a Roma, ma senza mai incontrare il Papa. «Stiamo telefonando per annullare gli appuntamenti – dice, scura in volto, Catia Sivieri, dell’Hostaria Savonarola – il Cenone è un ricordo ormai lontano, e chissà quando si potrà rifare».

Il momento è drammatico, c’è poco da girarci intorno. Viviamo in un’epoca di piena incertezza, non c’è nulla di preciso. È una specie di apnea. Ne escono malconci gli stessi rapporti tra le persone. L’asporto è calato e poi, diciamola tutta, rende poco. «Qui siamo in grande difficoltà ma soprattutto siamo a corto di entusiasmo – ci dice Edoardo Occhiali, proprietario di “Cusina e Butega”, in Corso Porta Reno – abbiamo 26 dipendenti, mi spiega lei come possiamo farcela? Avevamo delle prenotazioni per Natale, Santo Stefano, tutte cancellate. E dovremmo essere di buon umore? E poi non è giusto che a pagare sia sempre la categoria dei ristoratori, in un Paese come l’Italia, che di ristorazione e turismo dovrebbe vivere».

Giriamo l’angolo e in Ripagrande ci accoglie Andrea Cavallina, il titolare della “Romantica”, altra istituzione della cucina tipica ferrarese: «Dire amareggiati è poco – dice Andrea – i ristori, seppur in parte arrivati, sono irrisori, coprono solo una parte esigua delle perdite. L’asporto? Sto valutando, di certo lo farò a Natale», conclude Cavallina. Atmosfera carica di preoccupazione anche all’osteria “I 4 angeli”, in Piazza Castello: «Anno drammatico – ci accoglie così Giorgio Zanichelli – qualcosina come asporto, Natale era quasi pieno e ora, con il nuovo decreto, per noi è come se non esistesse più».

L’ultimo ristoratore intervistato è ai Lidi di Comacchio. Ci chiede di restare anonimo, ma le parole che usa hanno un nome e anche un cognome. Sono macigni: «Siamo fermi, i ristori sono tardivi ed insufficienti. Il servizio di asporto è un ridicolo sacrificio, del tutto inutile. Le utenze continuano ad arrivare, luce e affitti vanno pagati». Se può bastare. —

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