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Case popolari, a Ferrara graduatoria “italiana”. Esulta Fabbri, scintille con il vescovo

Primi 157 posti senza stranieri, il sindaco: merito dei nuovi criteri. Perego lo raggela: no a esclusioni per razza e nazionalità

FERRARA. L’assoluta prevalenza di famiglie italiane ai vertici della nuova graduatoria delle case popolari fa volare scintille tra Comune e Arcidiocesi, mentre già si preparano ricorsi sulla scia di sentenze anti-discriminatorie emesse in mezza Italia.

«Grazie al nuovo regolamento abbiamo raggiunto un risultato rivoluzionario: le prime 157 posizioni della graduatoria di assegnazione delle case popolari sono occupate da famiglie italiane in situazioni di necessità: abbiamo ristabilito un’equità sociale che era stata cancellata dai finti buonismi delle amministrazioni Pd» ha esultato ieri il sindaco Alan Fabbri.


Un paio d’ore dopo è arrivato un raggelante commento firmato formalmente dall’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e ascrivibile a Gian Carlo Perego: «La Chiesa di Ferrara-Comacchio, che in diversi modi è attenta al problema della casa, esprime la propria soddisfazione per il fatto che 157 famiglie abbiano ottenuto una casa. La speranza è che nessuna famiglia che ne aveva diritto sia stata esclusa per ragioni di razza e nazionalità. Se così fosse, il nuovo bando non aiuta a costruire la città di domani che non potrà che vedere convivere persone di diversa provenienza, con nuove risorse ed esperienza di cui ha bisogno il futuro di una città diversamente destinata a morire più che ad attrarre nuove persone e famiglie». Il 2021 è stato dedicato da Papa Francesco alla famiglia, e in quest’ambito la casa sarà «un tema importante per chi vive nel nostro territorio ma anche per chi arriva per motivi di lavoro, di studio o per ricongiungimento familiare nel nostro territorio», conclude la nota.

L’ANALISI

Le domande raccolte sono 746, delle quali 259 vengono accolte in via definitiva, 473 ammesse con riserva e 14 escluse. Uno dei punti nodali è capire la natura delle riserve, visto che in questa categoria vengono incasellati gli stranieri non in grado di documentare l’impossidenza, cioè il mancato possesso di case nei paesi d’origine: l’obbligo esteso anche agli extracomunitari è una delle novità più controverse. Resta il risultato molto vistoso dell’applicazione di 0,5 punti per anno di residenza, massimo previsto dalla legge regionale, mentre in precedenza la residenzialità storica era solo un criterio di selezione a parità di punteggio. «Oltre a questo abbiamo valorizzato le giovani coppie e i nuclei monogenitoriali, compresi quelli separati con figli, andando incontro a quelle che sono le nuove e reali necessità della popolazione - aggiunge il sindaco - Abbiamo messo in piedi una rivoluzione dolce che porta con sè un significato importante: la casa popolare non deve più essere considerata un servizio dedicato quasi esclusivamente alle famiglie immigrate».

Sono 21 le giovani coppie che hanno fatto richiesta di cui 5 hanno chiesto l’assegnazione in alloggi dislocati nelle frazioni; 119 i nuclei monogenitoriali inseriti in graduatoria mentre 13 sono le domande arrivate da genitori separati con affido congiunto. Rispetto alla precedente graduatoria (863 partecipanti) le domande presentate da nuclei italiani è salita dal 51% al 58%.

«Abbiamo assistito ad una straordinaria partecipazione al bando, nonostante le restrizioni e questo dimostra che l’approccio digitale voluto dalla Giunta sia in linea con i tempi ma soprattutto comprova come la casa popolare sia un valore su cui si deve assolutamente investire» ha aggiunto l’assessore Cristina Coletti, che ha ringraziato Acer e sindacati inquilini. A questa graduatoria vengono destinati tra l’altro 100 alloggi recuperati con 320mila euro del Comune.

RISCHIO E RICORSI

La graduatoria approvata ieri è provvisoria: si arriverà alla graduatoria definitiva tra 30 giorni. Gli ammessi con riserva possono inviare la documentazione integrativa in questo lasso di tempo o anche arrivare fino alla chiamata per l’assegnazione.

In caso di esclusione per mancata documentazione d’impossidenza (i catasti di molti paesi africani sono di fatto inaccessibili), è prevedibile una pioggia di ricorsi. «Siamo disponibili a tutelare gli eventuali esclusi per questi motivi» ha preannunciato Maurizio Ravani (Sunia). E Alberto Guariso, il legale dell’associazione Asgi che già ottenne dal tribunale di Ferrara la condanna del Comune per condotta discriminatoria sui buoni spesa, si è già detto pronto a impugnare la delibera sulla scorta di recenti sentenze milanesi. —

Stefano Ciervo

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