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Case popolari a Ferrara: «Alloggi anche ai nuovi residenti». La Consulta ordina, la Regione tace

Per la Corte costituzionale non si può escludere chi ha poca “anzianità”. Prc: intervenga Bonaccini 

FERRARA. Sono 473 le famiglie di residenti extracomunitari “in sospeso” nella nuova graduatoria per le case popolari, a causa delle difficoltà o proprio dell’impossibilità a produrre le prove del non possesso d’immobili nei loro paesi d’origine. Non è dato sapere, invece, quante famiglie in stato di necessità, italiane e straniere, non hanno nemmeno presentato domanda a causa di una barriera all’ingresso della graduatoria: l’obbligo di essere residenti o lavorare da almeno tre anni sul territorio regionale. Questo vincolo è stato mantenuto nel Regolamento Erp di Ferrara ma deriva dalla legge regionale del 2015, riorganizzata nel 2018, e rischia di finire a sua volta nel mirino dei legali che contestano la regolarità della graduatoria, con tutte le conseguenze del caso per chi aspetta l’alloggio pubblico. La sentenza della Corte costituzionale di un anno fa, infatti, sembra non lasciare dubbi sulla necessità di rimuovere questa barriere all’ingresso, anche se la Regione per il momento tace.

VALE PER TUTTI


La sentenza del 28 gennaio 2020 firmato dalla presidente Marta Cartabia boccia la legge regionale lombarda del 2016 «nella parte in cui fissa il requisito della residenza (o dell’occupazione) ultraquinquennale in regione come condizione di accesso al beneficio dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica», perché «produce una irragionevole disparità di trattamento a danno di chi, cittadino o straniero, non ne sia in possesso», e «contraddice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica». Sono cinque anni e non i tre dell’Emilia, ma le considerazioni contenute nella sentenza non fanno cenno alla durata del requisito, insistendo sul principio. «La prospettiva della stabilità - scrive la Consulta - può rientrare tra gli elementi da valutare in sede di formazione della graduatoria (cioè i famosi 0,5 punti per ogni anno di residenza, che ha portato al vertice 157 italiani, ndr), ma non può costituire una condizione di generalizzata esclusione dall’accesso al servizi».

È il caso di ricordare che le sentenze della Corte costituzionale valgono erga omnes, cioè tutte le Regioni avrebbero dovuto adeguarsi automaticamente. Non risulta che la giunta Bonaccini, da un anno a questa parte, se ne sia mai occupata.

CHIAMATE BOLOGNA

Un riferimento alla situazione emiliana l’ha fatto Alberto Guariso, il legale di Asgi che ha sostenuto di fronte alla Consulta il fronte anti-Lombardia. Tra le forze politiche, l’unica ad aver finora sollevato il caso è stata Rifondazione comunista. «Con la strumentalizzazione della giunta Fabbri dei criteri per accedere agli alloggi popolari abbiamo visto fin dove possono arrivare i provvedimenti promossi dalla Regione - scrivono il segretario regionale Prc, Stefano Luglio, e quella provinciale, Stefania Soriani - Chiediamo pertanto alla giunta Bonaccini e alla sua maggioranza di eliminare dalla legislazione regionale per l’edilizia popolare criteri discriminatori e anticostituzionali». È regionale anche il requisito dell’impossidenza, ma risulta dirimente il modo in cui viene accertato. —

Stefano Ciervo

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