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Poste sotto accusa: disservizi e disagi nel Ferrarese. Lunghe code e utenti fuori al freddo

In tutta la provincia riduzione delle aperture e l’impossibilità di attendere all’interno. L’appello: «Si muovano i sindaci»

CODIGORO. Gli uffici postali sono da sempre punto di riferimento per i cittadini. Soprattutto le persone più anziane trovano “alle poste” punti di riferimento importanti sia per la gestione dei conti correnti sia per i pagamenti ordinari. L’emergenza Covid ha fatto saltare tutto e la riorganizzazione forzata dei servizi ha portato a dover rivedere tutti i piani, che potrebbero indubbiamente essere migliorati almeno per quel che riguarda le attese. Da Cento a Comacchio, dall’Alto al Basso Ferrarese la protesta viaggia sullo stesso binario, con utenti costretti a code lunghissime fuori al freddo e alla pioggia. E a soffrire di più, nemmeno a dirlo, le piccole frazioni con aperture una volta o due a settimana e l’impossibilità di raggiungere il comune capoluogo.

GIORNI ALTERNI


A Mezzogoro gli uffici sono aperti il lunedì, mercoledì e venerdì: «Abbiamo una situazione a dir poco disastrosa, con le Poste aperte a giorni alterni e file chilometriche. Persone anziane costrette al freddo ed impossibilitate ad andare in altri paesi ed anche il personale è ormai stanco, provato». Mezzogoro dista da Codigoro 10 chilometri «non è semplice arrivarci e comunque poi bisogna stare in coda lì».

La sindaca Alice Zanardi dall’estate scorsa sta facendo di tutto per sensibilizzare Poste italiane sul problema, tanto che l’assessore Stefano Adami ribadisce che «l’amministrazione si era già impegnata affinché Poste italiane prendesse in seria considerazione questa situazione che sta arrecando un grande disagio a tutta la comunità, ricevendo purtroppo risposte non soddisfacenti nelle quali non mi addentro». La fila a Codigoro è estenuante, con persone anziane che vengono fatte sedere tutto al portico per cercare in qualche modo di agevolare.

Stessa situazione a Ostellato, ed anche qui la sindaca Elena Rossi ha provato più e più volte a sollecitare: «Avevo richiesto a Poste italiane di verificare la possibilità di aprire l’ufficio postale di Dogato 5 giorni a settimana per evitare lunghe code di attesa all’esterno in questo periodo invernale. La risposta ufficiale è stata purtroppo negativa anche se si riservano di monitorare la situazione e di apportare eventualmente azioni correttive» .

LA RABBIA

«Ditelo che è un’indecenza, aiutateci a far capire che non può essere un servizio questo – lamentano da Ostellato –. Cerchiamo di far passare avanti le persone che hanno più bisogno, ma non si possono perdere mattinate intere qui fuori al freddo. E quando piove è una tragedia, almeno una tensostruttura, una copertura. Li paghiamo questi servizi, non siamo in fila ad elemosinare qualcosa che non ci spetta».

Non va certo meglio a Portomaggiore, soprattutto nei giorni in cui sono chiusi gli uffici a Gambulaga e Maiero (la riapertura a giorni alterni sarebbe dovuta finire, ma invece va avanti). E da che in queste frazioni la rabbia si tocca con mano. «Ci vogliono almeno due ore per pagare le bollette e se per caso qualcuno ha da sistemare il conto corrente con operazioni più lunghe del solito è la fine. Avere un posto dove ripararsi dovrebbe essere il minimo, pretendere che ci siano più operatori, magari dislocati in più sedi o anche le postazioni mobili è un nostro diritto».

LE RESPONSABILITA'

Richieste di intervento anche a Voghiera, Quartesana e a Ferrara non si respira aria migliore, con file in alcuni giorni che si formano ancor prima dell’apertura degli uffici. Problema sollevato anche nel Centese e nel Bondenese e la questione è stata portata anche davanti al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

«Questa estate venivamo cotti dal sole, adesso dobbiamo stare fermi al gelo e sotto l’acqua. Ma si può? Potrebbero mettere dei numeri o anche solo delle seggiole con dei funghi che riscaldano...Le istituzioni devono agire insieme, la protesta deve essere di tutte le realtà del ferrarese». —

Annarita Bova

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