Comacchio, le scuole chiuse dividono i genitori: è anarchia

A Lido Estensi e Porto Garibaldi c’è chi tiene i figli a casa: «Se non frequentano non vadano nemmeno in giro»

COMACCHIO. Non sarà facile per il sindaco di Comacchio Pierluigi Negri e per l’assessore alla Pubblica istruzione Maura Tomasi far tornare il sereno all’interno delle scuole elementari e medie del capoluogo. Dopo la decisione, considerato il numero di bambini risultati positivi, di tenere chiuse ed attivare la didattica a distanza le Fattibello (elementari) e le Zappata (medie), istituti del capoluogo, i genitori sono sul piede di guerra e chiedono che si prenda una decisione unanime per tutto il territorio.

LA DECISIONE


«Non possiamo – dice convinta Maura Tomasi –. In primo luogo perché non dipende da noi. La nostra decisione è stata determinata da chi ha competenza medica in materia e si chiama Usl, il resto sono chiacchiere. Io non sono né un virologo né un medico quindi osservo quanto mi si riferisce. Ho piena fiducia nelle autorità competenti: mi dicono Comacchio e chiudiamo Comacchio. Gli altri grazie a Dio non hanno problemi». E ancora: «I tamponi sono gratuiti per gli studenti e per le loro famiglie, chi ha dei dubbi vada a farli perché occorre in primo luogo responsabilità».

Niente da fare. La maggior parte dei genitori ha deciso comunque di tenere i figli a casa perché, secondo loro, comunque il pericolo esiste. Da sottolineare, e non è una cosa da poco, che i contagi non sono avvenuti all’interno delle scuole, ma durante le vacanze di Natale quando i ragazzini erano a casa.

LE REAZIONI

«E adesso se li devono tenere dentro – i commenti feroci sotto la comunicazione ufficiale del Comune di Comacchio –. Se le scuole devono restare chiuse per precauzione, allora anche le famiglie devono iniziare ad assumersi le proprie responsabilità. Chi non va a scuola non può girare poi in bicicletta o passeggiare al centro commerciale con i fratellini più piccoli che possono anche non mettere la mascherina. Se c’è paura, come è legittimo che sia, non può essere legata solo alla scuola ma a tutto». «Diciamola tutta la verità allora. Ci sono ragazzini che giocano e vanno in giro in piazza a Comacchio ma anche sui Lidi senza mascherina e non curanti del distanziamento. Ecco, appena ne vedo uno chiamo i vigili perché se le scuole sono chiuse al mattino causa Covid, e giusto anche tenere i bambini in casa causa Covid: o il virus colpisce dalle 8 alle 14, e poi sparisce, come avete più volte ironizzato?».

«Se il virus c’è a Comacchio, di sicuro c’è anche al Lido degli Estensi, che dista solo pochi chilometri e allora perché i nostri figli devono ancora andare in aula, mentre a Comacchio le scuole sono state chiuse?».

A rendere pubblica una protesta, che già nei giorni scorsi stava montando tra i genitori degli alunni della costa è il papà di un bimbo che frequenta la primaria del Lido degli Estensi. «Ci tengo a specificare che parlo a nome di un gruppo numeroso di genitori – dichiara il giovane papà –, ma preferisco, come i miei amici e compaesani non rivelare il nome per evitare che poi i nostri figli vengano additati. Tutti insieme abbiamo deciso di non mandare a scuola i bambini, dopo la riapertura del 7 gennaio. Non vorremmo trasgredire la legge, ma siamo molto preoccupati per il numero crescente di contagi».

NIENTE SCUOLA

Il giovane papà, sempre a nome proprio e degli altri genitori ribadisce che l’ordinanza di chiusura contingibile ed urgente adottata dal sindaco è giusta solo a metà, perché anche al Lido degli Estensi e a Porto Garibaldi si sono verificati casi di contagio da Covid 19, ma sono rimasti nell’ombra.

«Probabilmente, – prosegue il papà del piccolo alunno – i casi di cui siamo certi sono passati sotto traccia e il Comune non ne ha tenuto conto nell’assumere un provvedimento che, alla fin fine, penalizza i nostri figli e tutela solo quelli che frequentano le scuole primarie e media di Comacchio». Gli alunni trattenuti a casa per scelta autonoma dei genitori non frequentano in alcun modo le lezioni, perché per loro non è previsto lo strumento della didattica a distanza.

I genitori occupati al loro domicilio in smart working riescono a seguire più da vicino i figli che, pur tuttavia, pur non recandosi fisicamente a scuola, ricevono quotidianamente i compiti a casa dai loro docenti. Permane la preoccupazione per quegli alunni meno motivati e non stimolati all’apprendimento da casa, perché i genitori, per motivi di lavoro, non sono in grado di seguirli passo dopo passo. —

Annarita Bova

e Katia Romagnoli

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