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Cane ucciso a fucilate nel Bondenese, via al processo

Già una condanna, adesso l'ex collega alla sbarra: si è sempre detto estraneo ai fatti

BONDENO. Ha sempre affermato di non avere responsabilità nell’uccisione a fucilate di Diana, il cane del suo ex collega, quattro anni fa. E per questo ha scelto di andare a processo.

Così ieri ha preso il via in tribunale a Ferrara il procedimento nei confronti di Paolo Fabbri, difeso dagli avvocati Eugenio Gallerani e Irene Serafini, che ha seguito fin dai primi momenti la vicenda. Tutto era accaduto il 2 gennaio 2017 nel cortile di uno degli impianti idrovori della Bonifica di Burana, nel Bondenese. Daniele Grossi, quel giorno, prese a fucilate e uccise il proprio cane.

Grossi lo scorso ottobre ha patteggiato la pena di 6 mesi e 10 giorni ed è stato condannato alla liquidazione delle spese processuali alle parti civili: Consorzio di bonifica di Burana e associazioni animaliste.

Per l’accusa, a quell’episodio partecipò anche Fabbri, che però si è sempre detto estraneo alla vicenda, spiegando in tutte le occasioni, tramite i suoi legali, di essere arrivato sul posto solamente dopo gli spari.
Da qui il procedimento che ha preso il via ieri: fissata la prossima udienza, che si terrà il 18 maggio.

L’uccisione di Diana suscitò una vasta eco non solo nel Bondenese, sfociata in una manifestazione delle associazioni animaliste davanti alla sede del consorzio, a Bondeno. Ora la stessa Bonifica di Burana e le associazioni animaliste (Leal, Legambiente, Lega del cane e Oipa) sono parte civile anche nel processo. —

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