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"Io apro venerdì", a Ferrara è scontro Fipe: invito che sa di truffa

L’associazione è durissima: non c’è tutela legale, c’è chi si approfitta della crisi. Anche Fiapet, che porta la protesta dal Prefetto, sconsiglia l’adesione ai ristoratori. In città due soli locali iscritti alla lista della ribellione, senza però pubblicizzarlo

FERRARA. Le pagine social traboccano di proteste ma la lista di baristi e ristoratori ferraresi che dichiarano la loro intenzione di aderire al movimento nazionale contro le restrizioni, resta molto corta. Ieri pomeriggio vi erano iscritte solo due attività cittadine, che peraltro non avevano reso pubblica la loro intenzione né hanno voluto commentare. Effetto anche dell’opera di convincimento da parte delle associazioni di categoria, Fipe-Ascom e Fiepet Confesercenti, che pur attaccando il governo sulle ultime restrizioni tendono a mettere in guardia gli esercenti sui rischi di un’apertura selvaggia contro i Dpcm a partire da venerdì 15.

Matteo Musacci, che ha anche un ruolo nazionale in Fipe, fa anche di più: «Ho telefonato personalmente ad alcuni colleghi che ci scrivono o manifestano la tentazione di aderire alla protesta, per far presente anzitutto che la tutela legale promessa da chi organizza queste cose è una truffa: non c’è possibilità di difendersi, se arriva la polizia si viene pesantemente multati assieme ai clienti. Ci sono persone che stanno approfittando delle condizioni disperate di molti esercenti disperati, letteralmente senza soldi per pagare l’affitto e le spese, per vendere i propri servizi». Musacci, che rivela di essere continuamente attaccato sui social per queste sue posizioni, si appella alla Regione contro la ventilata chiusura alle 18 anche dell’asporto soprattutto per i bar, «ci conforta la posizione contraria dell’assessore, si tratterebbe di un’ingiustizia anche nei confronti di pizzerie o kebaberie con categoria Ateco da artigiani, che restano aperti».


Fiepet ha organizzato una protesta («con una piccola delegazione, evitando assembramenti») direttamente dal Prefetto, «un segnale di protesta pacifica - è la posizione dell’associazione - In segno di solidarietà unanime, abbiamo invitato i colleghi a sottoscrivere una petizione online con la quale dichiariamo la drammatica situazione in cui stiamo vivendo e il clima diffuso d’incertezza causato dalle scelte intermittenti del governo, che mettono a rischio di chiusura numerose nostre attività, a rischio di licenziamento molti dei nostri dipendenti e collaboratori». Le limitazioni imposte devono essere sostenute da una «riduzione di tutti costi aziendali», che «i ristori fino ad ora ricevuti ben poco hanno coperto». In ogni caso, la richiesta è semmai di «rivedere le prescrizioni delle varie zone e aggiornare i nostri protocolli di sicurezza».

Quanto alla protesta, Fiepet è consapevole «della rabbia e frustrazione dei nostri operatori, tuttavia sconsigliamo fortemente d’intraprendere azioni che infrangono le regole, come quelle ad esempio le aperture nonostante i divieti: le sanzioni economiche sono pesanti, da 400 a 1.000 euro con chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni oltre ad esporsi al rischio di reato contro la salute pubblica». Senza contare le multe ai clienti. —

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