Dopo gli Arobaga, Maphite e Black Axe: «Attenti ai nuovi clan mafiosi a Ferrara»

Gli arresti dei 31 boss e gregari hanno creato il “vuoto” nel mercato della droga. Che fa gola ad altre organizzazioni criminali

FERRARA. Ripartono dalle pagine del tribunale della libertà che ha confermato il carcere per alcuni affiliati al clan mafioso degli Arobaga Vikings, le indagini in città sui clan nigeriani. Perchè la conferma è un punto fermo per gli inquirenti: «La decisione del riesame è importante perchè si inserisce nel solco di altre decisioni che per la prima volta stanno riconoscendo i caratteri di mafiosità anche a queste organizzazioni straniere», spiega il dirigente della squadra mobile di Ferrara, Dario Virgili, che ha coordinato le ultime fasi dell’inchiesta che aveva portato in ottobre 31 persone, tra boss e gregari, in carcere, accusate per la prima volta di associazione mafiosa.

E ADESSO IL DOMANI


Ma non si ferma al presente, la Polizia e guarda al prossimo futuro, al pericolo che il “vuoto” lasciato dagli Arobaga - il clan a Ferrara è pressochè decapitato - possa essere occupato da altri clan, importati: ad esempio i Black Axe o i Maphite, forti ad esempio, il primo a Padova e i secondi a Bologna. Perchè, spiega Virgili, «se questa operazione parte da un lotta per il predominio del territorio tra due clan rivali è vero che in realtà sul territorio (non solo cittadino, come spiegato, ndr)ce ne sono almeno 4 o 5. Quello smantellato era il più importante che riusciva a dominare il territorio, adesso tutta la nostra attenzione è concentrata a verificare se dai singoli episodi in città si possa ricavare l’esistenza di altrettante organizzazioni violente che cercano di inserirsi».

I singoli episodi di cui parla Virgili sono gli stesi che da 4 anni a questa parte, sono stati i casi spia di una guerra in corso tra clan: risse, accoltellamenti, aggressioni, agguati di cui spesso le cronache non si sono occupate. Casi di poco conto per una notizia breve al più, che nel panorama investigativo invece hanno una importanza fondamentale quando si riesce a trovare la “colla”, della mafiosità come accaduto con gli Arobaga

E in un mercato della droga della città che fa sempre più gola, pur attenuato in questo periodo dal quasi lockdown Covid, la parola d’ordine della Polizia e di tutte le forze dell’ordine di non abbassare la guardia. Poiché di cosa sono capaci i clan mafiosi in Nord Italia lo riconoscono i giudici stessi che - dicevamo - confermando il carcere, blindano di fatto l’intera inchiesta e gli sviluppi giudiziari in vista dei prossimi processi. «La pericolosità permanente degli indagati è più che attuale, non 'risalente nel tempo» e per questo pericolo devono stare in carcere, avevano scritto rigettando i ricorsi contro l'ordinanza di ottobre, con il blitz della squadra mobile tra Ferrara, Padova, Parma e Torino, contro il clan nigeriano dei Vikings-Arobaga. Tra i motivi spiegati dai giudici nell'atto di 20 pagine, l'esistenza della piramide mafiosa, gerarchica, con ruoli ben definiti, regole e comportamenti ritenuti mafiosi, versamenti di denaro al clan e aiuti economici agli arrestati e soprattutto l'uso della violenza e dell'intimidazione sullo sfondo di un traffico di droga dal Nord Europa al Nord Italia. Uno dei tanti casi di violenza citati, quello più grave, quello di dj Boogye su Stephen Oboh, scampato all’agguato degli Arobaga di via Morata: «Sono io il capo e devo ucciderlo». Boogye ora è in carcere, Oboh è sparito: ora sappiamo perchè. —

Daniele Predieri

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