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Ferrara, la dura rimonta della sanità “free”: recuperato il 99% di visite ed esami

Durante il lockdown cancellate 87mila prestazioni. L’Asl: urgenze sempre garantite, riprogrammate le agende

FERRARA. A essere contagiata dal virus è stata anche la sanità no-Covid che nel Ferrarese, tra l’11 marzo e il 3 giugno, ha visto la sospensione di 86.921 prestazioni sanitarie. Buona parte (38.568, di cui 4.086 nel privato accreditato) riguardavano la diagnostica, sospese inoltre 13.870 prime visite, 16.705 visite successive, 12.065 prelievi e 1.480 prestazioni chirurgiche.

Un blocco che, ricorda Mirco Santini, responsabile unico per l’accesso alla specialistica ambulatoriale Asl, «non ha toccato tutte le prestazioni urgenti, come visite oncologiche, chirurgia di emergenza, gravidanze e screening già avviati, circa il 30 per cento del totale dell’attività».


DOPPIA DIFFICOLTA'

Alla riapertura delle agende, il 3 giugno, la sanità territoriale ha dovuto affrontare una situazione doppiamente complessa che si è protratta anche nei mesi di luglio e agosto: «Sospendere le attività non ha significato svuotare le agende. Alla riapertura, c’erano ancora tutte le prestazioni che erano già state prenotate prima della chiusura e programmate nel periodo post-lockdown - continua Santini - Era dunque necessario rispondere a due necessità: fare spazio alle nuove prenotazioni e ricollocare quelle precedenti».

LE URGENZE

Una mole enorme, complicata dal fatto che, comprensibilmente, nelle richieste di riprogrammazione di visite ed esami saltati, c’è stata la tendenza ad abbassare un po’ l’asticella dell’urgenza, tanto che otto prestazioni su dieci sono state richieste con questa priorità.

Un supporto importante, in questo senso, è arrivato dagli 11.700 colloqui telefonici tenuti dagli specialisti dei pazienti cronici per valutare i tempi di riprogrammazione. «Ma in tutti i casi in cui è stata verificata un’effettiva urgenza - chiarisce Santini - gli appuntamento sono stati fissati nei tempi standard: ad esempio una prestazione di tipo B, da erogare entro 10 giorni, può essere slittata al massimo di una settimana, ma non di più».

I mesi estivi, quelli immediatamente successivi alla riapertura, sono stati naturalmente i più duri. Con la chiusura “fisica” del Cup, il numero verde messo a disposizione dei cittadini per ripristinare gli appuntamenti perduti nelle prime fasi è “collassato” sotto il peso di migliaia di telefonate. Un’impresa prendere la linea: «Abbiamo adottato il prima possibile misure correttive - sottolinea Santini - aggiungendo dieci operatori in più. In questo modo la percentuale di risposta è passata dal 23 per cento di giugno al 65 per cento di settembre».

IL RECUPERO

Per tornare “in pareggio” ci sono voluti mesi, ma ora la montagna di arretrato è stata smaltita. I dati aggiornati al 1° settembre indicano che il 99,5 per cento delle prestazioni sospese è stata recuperata, pari a 86.515 sulle 87.921 iniziali.

TEMPI DILATATI

«C’è stato un lavoro di back office enorme - rivendica Santini - Tutta la nuova programmazione doveva tenere conto della rimodulazione imposta dalle norme antiCovid, con conseguente allungamento dei tempi rispetto alle procedure standard. Evitare gli assembramenti, garantire il distanziamento, sanificare gli ambulatori: in questo modo se prima occorrevano 10 minuti per una visita, poi ne servivano 30. Con il tempo abbiamo introdotto dei correttivi, “limando” i tempi da 30 a 20 minuti là dove abbiamo capito che era possibile farlo mantenendo la sicurezza».

LE CRITICITA'

Le maggiori criticità hanno riguardato la gastroendoscopia, le mammografie (ma non quelle urgenti né quelle legate allo screening), l’eco addome. Problemi che, dice Santini «per quel che riguarda l’endoscopia abbiamo affrontato assumendo tre nuovi professionisti entrati in servizio a Cento, ad Argenta e al Delta». Per l’attività chirurgica, invece, le difficoltà non sono state legate alla disponibilità delle sale operatorie, ma alla carenza di professionisti, soprattutto gli anestesisti “dirottati” nei reparti Covid. Per questo sono state strette convenzioni con il privato accreditato (Salus e Quisisana) per gli interventi di bassa complessità.

L’obiettivo ora è quello di ritornare ai livelli pre-Covid anche sul fronte dell’offerta. Nel mese di ottobre del 2019 (secondo il confronto più aggiornato) erano state erogate 103.791 prestazioni sanitarie, contro le 85.214 dell’anno scorso, pari all’82%. «Ma già i dati i novembre - anticipa Santini - ci indicano un recupero che arriva a raggiungere il cento per cento». —

Alessandra Mura

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