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Ferrara. Torture in carcere: prima condanna di un agente della Penitenziaria

L'interno del carcere dell'Arginone di Ferrara (foto archivio)

Caso Colopi: tre anni a Pietro Licari, giudicato con il rito abbreviato. Rinviati a giudizio due colleghi, a processo anche l’infermiera

FERRARA. C’è una prima condanna, assieme a tre rinvii a giudizio, per le torture in carcere a Ferrara, nel primo processo di questo genere celebrato in Italia: si tratta di uno dei tre agenti di Polizia penitenziaria accusato di aver appunto commesso atti configurabili come tortura, sul detenuto Antonio Colopi, all’epoca in via Arginone per omicidio. Pietro Licari, 51 anni, è stato condannato ieri (14 gennaio) con rito abbreviato a tre anni, in pratica il minimo previsto dalla nuova legge varata sulla spinta del caso Cucchi. La sentenza è del gip Danilo Russo, che ha parzialmente accolto le richieste del pm Isabella Cavallari, la quale aveva chiesto tre anni e sei mesi. «È stata riconosciuta la responsabilità penale dell’imputato» si è limitata ad annotare il legale di Colopi, Paola Benfenati. «Ritenevamo di poter dimostrare la nostra estraneità ai fatti già con il rito abbreviato, non è stato così e in attesa delle motivazioni posso preannunciare già ricorso» anticipa Giampaolo Remondi, difensore di Licari. Non era citabile in questo rito il ministero della di Giustizia, che è stato chiamato in responsabilità civile da Colopi e sarà quindi virtualmente presente al processo.

Sul banco degli imputati, il 14 aprile, ci saranno altri due agenti di Polizia penitenziaria, Geremia Casullo, 55 anni, e il 49enne Massimo Vertuani, rinviati appunto a giudizio per il reato di tortura; e Eva Tonini, 39enne, infermiera del carcere, accusata di favoreggiamento e falso. In occasione di una perquisizione nella cella d’isolamento, Colopi è stato oggetto, secondo l’accusa che ha appunto trovato una prima conferma ieri, di «trattamento inumano e degradante per la dignità della persona»: venne fatto denudare, inginocchiare e fu percosso. Di questi atti sono appunto accusati i tre agenti della Penitenziaria. L’infermiera aveva dichiarato che la mattina del 30 settembre 2019, il giorno dei fatti, aveva visto Colopi, nella sua cella, sbattere la testa contro la porta blindata, ma la circostanza è contraddetta dall’operatore di polizia penitenziaria che l’accompagnava.


«Il rinvio a giudizio per la mia assistita non è una sorpresa - ha commentato Denis Lovison, legale di Tonini - Siamo però fiduciosi che a processo possano essere contestualizzati elementi che danno un’immagine diversa di quanto successo, facendo cadere l’accusa di falso e di conseguenza il favoreggiamento». Dal canto suo Alberto Bova, difensore dei due agenti, ribadisce che è cruciale valutare chi aggredito per primo.

Colopi, che dopo l’aggressione venne trasferito a Reggio Emilia, è in carcere per l’omicidio del cuoco di Migliaro, Ugo Trani, per i quali è stato condannato a 14 anni in abbreviato. —

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