Decessi da polveri, Ferrara tra le più colpite. Ogni anno 142 morti evitabili

Siamo nei primi trenta della classifica europea, secondi in Emilia Romagna. Incidono l’alta concentrazione di Pm2,5 e l’età avanzata della popolazione

FERRARA.Brescia e Bergamo sono le prime città europee per tasso di mortalità dovuto alle polveri ultrafini, Pm2,5. Ferrara, però, non va tanto lontano dai loro tragici picchi, perché in questa classifica si piazza al 26° posto su quasi 900 città, seconda emiliana, con 142 morti da smog che si potrebbero evitare restando nei limiti imposti dall’Organizzazione mondiale della sanità. E non è tutto, perché decine di decessi potrebbero essere risparmiati pure sul fronte dell’inquinamento da biossido di azoto, in caso si riuscisse ad agire come le più virtuose città nordiche.

Lo studio


Questi dati, o meglio proiezioni statistiche, sono ricavati da uno studio pubblicato su “The Lancet planetary health” e condotto da ricercatori dell’Institute for global health di Barcellona, coadiuvati da altri istituti in Europa e Usa. Serve tra le altre cose a tenere alta l’attenzione anche su altre emergenze climatiche e sanitarie, in piena pandemia. Lo studio tiene conto appunto dell’impatto sull’intero organismo delle polveri ultrafini, quelle che penetrano con maggiore facilità nei polmoni e di qui nei vasi sanguigni, che costituiscono la quota maggioritaria dell’intero particolato in circolazione nella nostra atmosfera. L’ultimo dato disponibile, il 19 gennaio, dà ad esempio 52 µg su 75 totali registrati a Villa Fulvia.

L’impatto sulla mortalità è calcolato sulla base della media annuale di Pm2,5 (non i picchi che sono particolarmente dannosi), e già su questo indicatore si vede la netta preminenza della Pianura padana, alla quale si possono paragonare solo le aree industriali della Slovacchia. Nelle prime trenta città per incidenza di decessi da Pm2,5 ci sono infatti 18 centri o aree metropolitane padane. Vicenza è al quarto posto, la lombarda Saronno all’ottavo e poi ci sono città venete (compresa Venezia) e lombarde. La prima emiliana è Piacenza, subito dopo, appunto, Ferrara.

A livello locale

Sulla posizione “in quota” del capoluogo ferrarese incide molto quello che viene indicato nello studio come il principale fattore di variabilità per la mortalità, cioè l’età media avanzata dei cittadini. In ogni caso i 142 decessi evitabili all’anno sono riferiti al mancato rispetto delle raccomandazioni Oms sull’inquinamento, che imporrebbero un limite di 20 µg/m3 per le polveri sottili e di 10 µg per le ultrafini: siamo molto lontani da queste soglie, decisamente più basse anche da quelle Ue che riusciamo a rispettare (ma solo per le concentrazioni medie, altra cosa gli sforamenti giornalieri). Se poi riuscissimo ad equipararci alle migliori città europee per inquinamento da polveri ultrafini, tutte città nordiche a partire dall’islandese Reykjavik, il risparmio in termini di vite umane sarebbe di 213.

L’altro inquinante preso in esame dallo studio è il biossido di azoto, prodotto direttamente dal traffico e dalle centrali energetiche, e qui lo scenario cambia notevolmente: in testa per mortalità indotta c’è Madrid, poi altre grandi città tra le quali Torino e Milano. In questa classifica Ferrara sta al 163° posto, con 25,6 µg medi all’anno e per risparmiare decessi sarebbe necessario equipararci alle migliori nordiche o alla croata Pola: 80 vite umane sarebbero così salvate. —

Stefano Ciervo

© RIPRODUZIONE RISERVATA