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Coronavirus: la strage nelle Rsa. Un terzo dei morti tra gli ospiti delle case anziani

In primavera il dramma nell’Argentano: 21 decessi al Manica. Da autunno tanti contagi diffusi nelle residenze di Ferrara 

FERRARA. La media è un morto ogni tre. La popolazione anziana è quella più a rischio per il Covid e i numeri anche a Ferrara lo dimostrano. I decessi da inizio emergenza a ieri (con o per il coronavirus) nelle strutture ospedaliere ferraresi sono a un passo dai 500 e 170 di questi (dato che potrebbe variare di qualche unità) riguardano ospiti di strutture di Ferrara e provincia, dunque oltre un terzo. E ancora molti sono quelli che per il contagio, unito a precedenti patologie, sono ricoverati da settimane negli ospedali Covid in provincia, con la vita appesa a un filo. Se ne va così la memoria storica del territorio, persone ancora amate che per varie ragioni sono state messe in strutture, dove possono essere seguite da personale qualificato e per tutte le 24 ore.

Appena scoppiò l’emergenza fu detto di mettere al riparo gli anziani e immediatamente le rsa sparse sul territorio chiusero le porte alle visite dei familiari e aumentarono le precauzioni per il personale. Ma non tutte le strutture chiusero contemporaneamente (alcune, a partire dal Manica di Argenta, solo a inizio marzo) e, in ogni caso, questo maledetto virus ha trovato sempre un modo per entrare... e colpire. E ovunque si è assistito alle stesse scene: scoppio del focolaio, dopo pochi giorni i primi ricoveri e i decessi in ospedale.


La zona rossa

Se durante la cosiddetta prima ondata, a pagare il pegno più alto furono le strutture di Argenta (con il capoluogo di provincia solo sfiorato dal Covid), dallo scorso autunno la situazione si è capovolta, nel senso che i decessi in strutture per anziani di provincia sono poche, mentre il dato delle rsa cittadine ha fatto impennare il dato totale.

E che Argenta a inizio pandemia fosse la vera zona rossa (per vittime, non per Dpcm) della nostra provincia è evidente anche a undici mesi di distanza, considerando che è tuttora il secondo Comune ferrarese per numero di morti, dietro a Ferrara.

La struttura simbolo di questa tragedia è certamente la residenza Beneficenza Manica di Argenta, dove venne contagiato gran parte degli ospiti e anche del personale, pagando un pegno pesantissimo in termini di vittime, ben 21 in appena due mesi, da inizio aprile (primo decesso quello del 67enne Andrea Bilancieri, commerciante con la passione della bicicletta, fra gli ospiti più giovani della struttura) a inizio giugno, quando a morire fu una 96enne di Portomaggiore.

Ma è nell’Argentano anche la prima struttura residenziale colpita dal Covid, La Fiorana di Bando, dove si trovano persone con diversi gradi di disabilità. Il primo contagiato fu un 50enne centese tornato dalla dialisi al Sant’Anna di Cona, la prima a morire una 52enne di Argenta.

A seguire ecco un altro caso, il contagio a Villa Aurora di San Nicolò, struttura più piccola, ma quasi interamente colpita dal coronavirus con otto morti complessivi.

Come già scritto, per molti di questi casi sono state avviate delle indagini, per cercare di capire se ci possono essere (e quali sono stati) gli errori umani che hanno permesso al virus di entrare.

Un po’ inaspettatamente a fine aprile ecco il contagio a Casa Alma di Codigoro con la prima delle 14 vittime morta l’1 maggio (l’88enne Mario Volpi, ex dirigente della Massese Calcio).

In città

L’estate è stata caratterizzata da pochi decessi, tanto che per quasi un mese (dall’11 settembre all’8 ottobre) non si registrarono vittime. Poi, all’improvviso, lo scoppio di numerosi focolai nelle rsa di Ferrara e un caro prezzo pagato al coronavirus, basti pensare che nella residenza Ripagrande finora i decessi sono stati 20, 18 residenza Caterina, poi 14 al residence Service, 10 alle rsa Santa Chiara e Paradiso e 7 al Betlem. Un dato pesante, in particolare con un’alta percentuale fra i decessi di donne.

Purtroppo, anche adesso non mancano casi di Covid in strutture per anziani della provincia, in particolare a Villa Glicine a Jolanda di Savoia (sette decessi) o alla cra Sant’Antonio di Migliaro (quattro finora le vittime).

A questi numeri già molto elevati vanno poi aggiunti quelli di anziani ferraresi ospitati in strutture fuori provincia, per i quali non è semplice risalire all’identità. Sappiamo di almeno un paio di decessi nelle case di riposo a Vedrana di Budrio o, a esempio, di un’anziana di Saletta morta a Torino.

Per completezza del dato, va poi precisato che alcuni ospiti di rsa morti per Covid sono stati contagiati all’ospedale, non tornando più in struttura, è il caso della “Capatti” di Serravalle. —

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