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Marattin e i renziani restano in sella. Boldrini (Pd), sfuma la “promozione”

L’ex assessore non lascia la presidenza di commissione, Zaghini consigliere. Senato, poltrona scomoda per la dem

FERRARA. Non si dimette da presidente della Commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin, nonostante il suo passaggio all’opposizione con (quasi) tutta Italia viva. «Le presidenze di commissioni non sono legate alle maggioranza/minoranza, ad eccezione di quelle di controllo - ha spiegato ieri (20 gennaio) - Quando cadde il governo giallo-verde rimasero in carica tutti i presidenti leghisti. E al momento il presidente della Commissione Giustizia del Senato, eletta a luglio, è esponente leghista». Marattin, eletto nel Reggiano nelle liste Pd, sarà quindi il contraltare alla Camera del governo giallo-rosso sulle questioni economiche, affiancato da Eric Zaghini: l’ex sindaco di Berra e coordinatore provinciale di Italia viva, infatti, è salito a Roma come consulente giuridico dello stesso ex assessore di Palazzo Municipale.

Poltrone “etiche”


L’accento cade evidentemente non sulla questione economica (ai presidenti spetta un’indennità di 1.200 euro mensili più vari benefit) ma di posizione politica, in quanto l’agenda delle commissioni è determinante per l’iter dei provvedimenti legislativi. Così la dem Paola Boldrini, che da attuale vicepresidente potrebbe aspirare alla guida della Commissione Sanità del Senato, avrà invece il compito diventato complicato di gestire il rapporto con la presidenze renziana Annamaria Parente. «Stasi, anche di una settimana, non possiamo più permettercele. Abbiamo il dovere - ha posto ieri i suoi punti fermi - dobbiamo sentire il dovere, di portare il Paese fuori dalla pandemia, di presidiare sui vaccini (tanto più ora che si profilano ritardi sull’approvvigionamento) unico mezzo per combattere il Covid 19. Serve la consapevolezza, come ha richiamato Conte, alla necessità di sedersi sulle nostre “poltrone” in maniera “etica”».

Intanto Dario Franceschini continua a dispensare indicazioni su come ampliare la maggioranza, da ministro e capodelegazione dem al governo, mentre il sottosegretario Vittorio Ferraresi fa da ultrà pentastellato: «Bisogna riprendere a lavorare e sostenere con ancora più forza il presidente Giuseppe Conte e il progetto del suo governo, l'unico in grado di dare risposte serie al paese in questa fase storica senza precedenti», ha postato ieri.

Senato con vista

A scrutare l’orizzonte ed individuare il passaggio chiave per Conte è Alberto Balboni, senatore di lungo corso (4ª legislatura) e referente FdI per la giustizia: «Già mercoledì prossimo con la relazione annuale sulla Giustizia del ministro Bonafede si capirà: Renzi ha annunciato voto contrario, a differenza delle astensioni che anche ieri hanno scelto sui provvedimenti d’aula e di commissione, e se questo avviene il Governo andrà sotto. Conte ha pochi giorni per portare almeno a dieci il gruppo Maie, magari con transfughi Iv. Elezioni? Siamo prontissimi, personalmente sono a disposizione». —

Stefano Ciervo

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