Coppia veleno, carcere e tre anni di libertà vigilata: «Socialmente pericolosi»

Vito Balboni

Il caso del copparese ucciso nel Bolognese 

COPPARO. «Non hanno solo condannato le due persone ritenute colpevoli a 14 e 12 anni di carcere, ma essendo state ritenute socialmente pericolose, al termine della loro detenzione dovranno passare ulteriori tre anni in libertà vigilata. Abbiamo messo in evidenza l’allarme per questo tipo di episodi di cui si sono ritenuti colpevoli». A parlare è Roberto Testa, l’avvocato ferrarese della famiglia di Vito Balboni, il 63enne di origini copparesi avvelenato nell’autunno del 2019 con un mix di farmaci e birra e poi lasciato morire in un parcheggio a Cadriano, nel Bolognese.

Mercoledì nel tribunale di Bologna sono stati ritenuti colpevoli di omicidio Rita di Maio e Claudio Furlan (che si sposarono in carcere il 28 dicembre 2019), condannati rispettivamente a 14 e 12 anni di carcere (riduzione per rito abbreviato), oltre a tre aggiuntivi di libertà vigilata.


Balboni, nato a Copparo in una famiglia numerosa (11 tra fratelli e sorelle), si era trasferito da tempo nel Bolognese, era in pensione dopo anni di lavoro come autotrasportatore e viveva a Bentivoglio con la moglie e la figlia di soli 11 anni. Ad aggravare la posizione della coppia la premeditazione, considerato che potevano evitare la morte di Balboni. Dopo averlo avvelenato, gli hanno infatti rubato il bancomat prelevando in tutto 1.900 euro. Dopo alcuni giorni sono tornati all’auto dove l’uomo era in coma, ma ancora vivo, rimettendo il bancomat nel portafoglio. Avevano però già effettuato uno dei prelievi a volto scoperto, facendosi così scoprire. Ma sarebbe bastato chiamare i soccorsi, anche in modo anonimo, per poter salvare il 63enne. —

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