La sicurezza dal dentista «Così si controlla il virus»

Primo studio scientifico condotto sul rischio pandemico per gli operatori Promosso l’uso di mascherina più visiera e di acqua ossigenata nello spray

Tra i professionisti della sanità i dentisti sono indicati da alcune ricerche come la categoria meno colpita dal virus. L’attività, però, è tutt’altro che esente da rischi perché l’aerosol emesso durante una seduta, in caso di paziente contagiato, può infettare anche il professionista che esegue la prestazione, sia essa un appuntamento per l’igiene dentale, per un’otturazione o per un intervento chirurgico. Uno dei motivi che sembra spiegare la più bassa vulnerabilità del personale odontoiatrico rispetto ad altre categorie professionali del settore potrebbe essere la corretta e diffusa applicazione delle misure di prevenzione e protezione. L’affermazione sembra essere sostenuta dall’esito di uno studio eseguito da un team di ricercatori delle Università di Ferrara, Milano e Ancona che riunisce diverse competenze, pubblicato nelle scorse settimane sulla rivista “Oral Diseases”.

L’esito dei test


«I risultati confermano il rischio di trasmissione di coronavirus umano dovuto ad aerosol, per quanto la carica virale non sia elevata, e ribadiscono l’importanza di utilizzare dispositivi di protezione, shield (visiera, ndr) facciale e coperture della fronte, che devono essere smaltiti o disinfettati dopo ogni paziente», spiega il professor Lamberto Manzoli, epidemiologo e direttore del Dipartimento di Scienze mediche di Unife, coordinatore dello studio eseguito assieme a cinque colleghi, tra cui Eugenio Brambilla (Università di Milano) e Roberta Rizzo (Unife).

Lo studio è stato condotto in una camera sterile pressurizzata utilizzando due manichini che simulavano un paziente e un odontoiatra a una distanza di 30 centimetri utilizzando saliva artificiale e otto diverse condizioni operative (spray e protezioni). «La combinazione di mascherina chirurgica a tre strati e visiera ha ridotto drasticamente il rischio di contagio - precisa il professor Manzoli - Non sono emersi vantaggi significativi con l’uso di Ffp2 (indice di protezione almeno 95%, ndr) e Ffp3 (indice di protezione almeno 98%, ndr) al posto della mascherina chirurgica».

La carica virale più elevata è stata rilevata sulle superfici esterne di maschere e respiratori, con spray convenzionale e senza visiera. «Questo risultato conferma - prosegue Manzoli - che se non viene usato lo shield è doveroso smaltire le mascherine dopo ogni paziente». L’uso della visiera non ha impedito al virus di raggiungere la fronte dell’operatore, ma sulla superficie delle mascherine la sua presenza è scesa sotto il limite rilevabile. Nella bocca dell’operatore la carica virale è rimasta sotto il limite rilevabile in qualsiasi condizione, «un risultato, questo, che deve essere confermato con un test più duraturo».

I Costi e l’efficacia

Un altro aspetto evidenziato dallo studio è l’efficacia dello spray da raffreddamento (il liquido che fuoriesce dal trapanino usato dal dentista, ndr) addizionato con acqua ossigenata: carica virale rimasta sotto al limite rilevabile con qualsiasi dispositivo di protezione.

Non sono stati riscontrati vantaggi dall’uso di aspirazione chirurgica della saliva (sistema che comporta un costo maggiorato) rispetto al sistema in uso in quasi tutti gli studi dentistici. «Il tema della sicurezza - ha dichiarato Carlo Ghirlanda, presidente nazionale dell’Associazione nazionale dentisti italiani - deve coniugare efficacia e rispetto di procedure che non siano sovrastrutturate o esageratamente onerose per il professionista. Questa ricerca dimostra che è possibile».



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