Ferrara, una città che non merita la serie B

l'editoriale del direttore de la Nuova Ferrara

FERRARA. La prima volta che raccontarono ai cittadini ferraresi che l’autostrada un giorno avrebbe avuto tre corsie il presidente del consiglio era Romano Prodi (per fortuna al secondo giro, fosse stato il primo staremmo addirittura a parlare del 1996). Ecco, tredici anni dopo o giù di lì stiamo ancora aspettando. Nel frattempo, dimenticate nella nebbia politica, Ferrara e un’intera provincia hanno perso opportunità, crescita e soldi. L’A13 non è l’A1, ci mancherebbe. Ma è pur sempre la porta verso il Nordest e un trampolino verso l’Europa centrale. I limiti di una situazione delle infrastrutture al palo dagli anni ’80 li abbiamo visti purtroppo pochi giorni fa. Il purtroppo è soprattutto per i due morti che aggiornano le tragiche statistiche della sicurezza stradale. Chiusa l’A13, il resto della viabilità ferrarese è rimasto senza fiato in un amen. E qui passiamo al secondo capitolo: le strade battute ogni giorno da migliaia di automobilisti per allacciarsi con il resto della regione.

In quale stato si trovino la Nuova Ferrara l’ha raccontato a puntate nelle scorse settimane. Il riassunto per chi se le fosse perse: malissimo. E vi abbiamo raccontato anche che tra un paio di mesi circa 80 chilometri di strade finora di competenza della Provincia passeranno sotto il governo Anas. Insomma, c’è da incrociare le dita. Il disco delle promesse ormai è rotto ma Ferrara pretende quelle doverose attenzioni che in buona parte sono mancate dal dopoguerra. Per amore di verità nel mirino non andrebbe messa solo Roma ma anche qualche miope battaglia ambientalista (leggi la Cispadana). La Regione ora promette impegno ma la maggior parte dei denari deve cacciarli qualcun altro. Roma che farà? Aspettando la riposta, una sola considerazione: Ferrara merita un palcoscenico migliore della serie B. –