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Allarme freddo, a Ferrara il dormitorio è raddoppiato grazie ai tamponi rapidi

In XX Settembre struttura aperta e già riempita: nuovi ospiti subito testati. Resta da capire come aiutare i senzatetto al di fuori dagli spazi controllati

FERRARA. Il tampone rapido può salvare vite. Non solo in quanto primo campanello d’allarme nelle diagnosi Covid, ma perché per alcune persone, i senzatetto di Ferrara, sono diventati il pass di accesso ad una stanza calda, un letto, un tetto sulla testa. Sono stati infatti questi test che si completano in pochi minuti la chiave per risolvere il dilemma di questi giorni gelati, cioè come aiutare concretamente le persone che vivono per strada senza intaccare la sicurezza di chi abita già nei dormitori. In questa maniera è stato possibile accogliere negli ultimi giorni una decina di persone in più nella struttura Asp di via XX Settembre, e qualche altro nel dormitorio di Viale K, grazie anche alla messa a disposizione di nuovi spazi dopo la mobilitazione seguita alla commissione consiliare di metà gennaio. «Possiamo dire di aver risolto l’emergenza nata dall’esigenza di accogliere rapidamente un certo numero di senzatetto» spiega Mario Angiolillo, presidente Asp.

QUALCOSA SI E' MOSSO


Le disponibilità espresse in commissione si sono effettivamente concretizzate nel giro di 48 ore: Viale K ha ampliato al massimo la sua ospitalità, mentre in via XX Settembre è stato aperto un nuovo appartamento, al piano terra dell’edificio che ospita il dormitorio pubblico, che si è immediatamente riempito con 8 persone che si aggiungono alle 10 del piano di sopra. Letti con sacco a pelo e sistemazione di fortuna, visto che si tratta di un intervento di emergenza, ma certo è una prima risposta alla “lista d’attesa” dei senzatetto che si dicono disposti a rispettare le regole di una struttura come questa, almeno per il periodo peggiore dell’anno.

I nuovi ingressi vengono sottoposti appunto a tampone rapido, che dà l’esito in pochi minuti e consente agli operatori di non mettere in attesa queste persone per interi giorni: la loro disponibilità a farsi aiutare può infatti dipendere dal fattore tempo, e se spariscono poi difficilmente si fanno di nuovo vivi. Sono gli stessi operatori Asp ad effettuare il test, in collaborazione con l’Asl, e i volumi decisamente contenuti di stanno dimostrando gestibili.

CHI RESTA FUORI

Ci sono ancora decine di persone là fuori, concentrate principalmente sotto i ponti lungo l’asta del Volano, e si tratta di chi ha più difficoltà ad accettare l’ospitalità di un luogo chiuso, controllato e nel quale bisogna rispettare appunto determinate regole. Le associazioni di volontariato e l’unità di strada Cidas, su input del Comune, cercano comunque di monitorarne la condizioni e fornire qualche aiuto materiale, dalle coperte ai beni alimentari. In città manca una struttura del tipo centro diurno, in grado di offrire un punto di riferimento “leggero” per i senza tetto, mentre l’apertura dei dormitori è stata estesa durante la pandemia alle 24 ore, esclusa la pausa pranzo. —

Stefano Ciervo

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