Ferrara, Museo Antonioni: da venticinque anni solo proclami

L’inaugurazione nel ’95, la chiusura nel 2006 e poi l’idea Massari. La città aspetta e Sgarbi rilancia: «Pensiamo anche alla Marfisa»

FERRARA. «Con la creazione del Museo Antonioni purtroppo siamo fermi a dicembre 2019. Dopo l’inaugurazione dell’archivio digitale e i sopralluoghi fatti a Ferrara con Enrica Fico (la vedova, ndr), oltre che a Palazzo Massari anche a Palazzo Koch, è arrivato il coronavirus che ha gettato un’ombra su tutto. Siamo fermi ma, in questa immobilità, si è fatta strada anche una nuova ipotesi per la sede del museo, ovvero Palazzina Marfisa d’Este in corso Giovecca». A parlare è Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Ferrara Arte, che, poco più di un anno fa, insieme a Enrica Fico e all’assessore alla cultura Marco Gulinelli, visitò altre sedi possibili.

E così, ancora una volta, tutto viene messo in discussione e il sogno, perché ormai di sogno si tratta, di vedere il Museo Antonioni aperto e visitabile nel 2022 si allontana. Il fondo acquisito dal Comune di Ferrara nel 1998 per un miliardo di lire giace ancora in scatole poggiate su scaffali in stanze chiuse e inaccessibili. Parte di quella miniera è stata mostrata con la rassegna “Lo sguardo di Michelangelo” (marzo-giugno 2013) e altre cose sono consultabili nell’archivio digitale. Ma su un museo vero e proprio ci sono ancora tante, troppe, incertezze. Ripercorrere un quarto di secolo di progetti, idee, inaugurazioni, chiusure, ipotesi e, soprattutto, proclami, sembra un film. Ma il finale, per fortuna o purtroppo, è ancora da scrivere.

Flashback.

Vittorio Sgarbi e Enrica Fico Antonioni a Ferrara

IL PREMIO OSCAR

Anno 1995, Palazzo dei Diamanti apre le sale al ciclo grafico “Le montagne incantate”. I quadri, insieme alle altre opere in parete, vanno a formare il primo nucleo di quella che sarebbe dovuta diventare un’esposizione permanente. Carlo Di Carlo, amico, biografo e curatore del progetto Antonioni, spiegando le fasi di costituzione del museo che sorge in corso Ercole I d’Este al civico 17, dice: «Questo spazio non servirà solo a preservare la memoria visiva del suo cinema ma cercherà di diffonderlo e veicolarlo. Per ora è importante vedere e non soltanto dire che il museo Michelangelo Antonioni esiste già». Il 31 marzo di quell’anno, Antonioni è appena tornato a Ferrara dopo aver ricevuto il premio Oscar alla Carriera. Incontra l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e, Enrica Fico, riferendosi alla statuetta, dice: «Anche questa finirà nel museo insieme ai documenti che ha raccolto in questi anni, alle sceneggiature e a tutti i suoi film». Sono passati 26 anni, ma di quello spazio votato al regista non c’è traccia.

Michelangelo Antonioni e Monica Vitti a Venezia negli anni '60

POLEMICHE E CHIUSURA

Anno 2006, il Comune di Ferrara chiude il Museo Antonioni. Il grande progetto ventilato nel 1995 non parte e dopo dieci anni di sostanziale inattività l’amministrazione dice basta. Oltre alle critiche rivolte allo spazio dai visitatori, l’edificio necessita di interventi di ristrutturazione per migliorare le sue condizioni. A nulla valgono gli appelli degli uomini del cinema, tra i quali Gillo Pontecorvo, Citto Maselli, Massimo Sani e Ugo Greogretti che, nel dicembre 2005, avevano sottoscritto una lettera in cui chiedevano al sindaco (all’epoca Gaetano Sateriale) di impegnarsi “al fine di ottenere da altre fonti i necessari sostegni finanziari per poter garantire la continuità di questo importante museo, unico in Italia, dedicato alla città di Ferrara, ad una delle più prestigiose personalità del cinema mondiale: il ferrarese Michelangelo Antonioni”.

L’appello non sortisce l’effetto desiderato e i mesi passano. Il 30 luglio 2007, all’età di 94 anni, il celebre regista muore a Roma. I funerali si svolgono a Ferrara un paio di giorni più tardi e in città arrivano amici, colleghi e collaboratori tra cui Wim Wenders, Tonino Guerra e l’immancabile Carlo Di Carlo. Il sindaco, grande assente alla cerimonia funebre, ribadisce però che non avrebbe riaperto il museo; specialmente in quella sede. L’ipotesi avanzata da Sateriale è creare un museo del cinema ferrarese. Poche settimane dopo la morte del regista, anche Dario Franceschini, allora candidato a viceleader di Pd, interviene nel dibattito e oltre a dirsi concorde col sindaco sull’inadeguatezza del vecchio museo, aggiunse: «Sono per costruire un museo che ricordi il maestro. Lui ha chiesto di essere sepolto qui, ha voluto il museo con il suo nome. È un modo per rispettare la sua volontà». A quelle parole, però, non segue altro che un lungo silenzio. Nel 2008, a fronte di progetti in alto mare, il dibattito si anima e diversi intellettuali accusano la città di aver dimenticato Antonioni.

Carlo di Carlo, Wim Wenders e Tonino Guerra a Ferrara per il funerale di Antonioni (2007)

IL CENTENARIO

Marzo 2013, la grande mostra a Palazzo dei Diamanti. Il percorso espositivo, curato da Dominique Païni, già direttore della Cinémathèque Française, viene visto dagli amanti del cinema come un vero preludio all’apertura del museo. L’amministrazione guidata da Tiziano Tagliani matura l’idea di creare uno spazio permanente dedicato al regista nelle sale di Palazzo Massari che, una volta restaurato, dovrà ospitare anche la famosa collezione Boldini, De Pisis, il museo dell’Ottocento e uno spazio dedicato alla videoarte. I lavori di recupero post sisma vanno a rilento, il cantiere è complesso, e il progetto sembra impantanarsi ancora. Agli sgoccioli del suo mandato da assessore alla cultura Massimo Maisto, dice che il 2022 sarà l’anno buono. Lui immagina un luogo vivo e vitale, che non sia solo un parcheggio di cimeli, ma uno spazio aperto con stanze studio, una piccola sala proiezioni e l’intento di “far girare” il materiale esposto. È talmente ricco il fondo acquisito, solo le fotografie sono 27mila, che è impensabile riuscire ad esporre tutto contemporaneamente.

Antonioni e Wenders a Ferrara sul set di "Aldilà delle nuvole" (1995)

COLPO DI SCENA

Gennaio 2021, la giunta Fabbri guarda anche a Palazzina Marfisa d’Este. «Al momento è tutto fermo perché – spiega Sgarbi – l’emergenza sanitaria ci ha costretti a concentrarci su altro ma il museo Antonioni resta un nostro obiettivo. Non scarto l’idea di Palazzo Massari ma anche Palazzina Marfisa, con l’adiacente Circolo del Tennis, luogo caro al regista e allo scrittore Giorgio Bassani, potrebbe essere uno spazio da tenere in considerazione». —

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