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Ferrara. La prefettura contro la Rechim: «C’è un rischio di infiltrazioni»

Ottobre 2017: i carabinieri della Forestale mettono i sigilli di sequestro alla Reichim di Traghetto di Argenta

Interdittiva antimafia per l’azienda chimica dell’Argentano. Ma il Tar ha sospeso tutto e deciderà il prossimo maggio 

FERRARA. Tre anni fa il sequestro dell’azienda Rechim di Traghetto di Argenta, poi rientrato; quindi l’inchiesta della procura Antimafia di Bologna sull’azienda per traffico di rifiuti pericolosi andata avanti e conclusa con una valanga di patteggiamenti degli imputati: il titolare, rappresentanti e tecnici dell’azienda chimica, legata ad una azienda importante a livello nazionale, la Fidea di Macerata. E adesso, dopo che quella sentenza è diventata definitiva, la Prefettura di Ferrara ha emesso una interdittiva antimafia per la Rechim stessa, al momento sospesa, poiché i legali dei titolari, dopo il ricorso, hanno ottenuto dai giudici del Tar di Bologna (prima sezione) la sospensiva dell’interdittiva antimafia che verrà discussa nel merito nel prossimo giugno. Se accolto, il provvedimento della Prefettura del novembre scorso imporrà di fatto all’azienda di non essere inserita nella “white list” delle imprese.

Dal punto di vista normativo, la Prefettura ha applicato le regole del Codice antimafia che stabilisce che il reato per cui l’azienda è stata condannata (seppur a pene lievi col patteggiamento da 6 a tre mesi, convertite in pena pecuniaria) è di fatto un “reato sentinella” sul rischio di infiltrazioni mafiose. Dunque, è in corso il braccio di ferro tra un pezzo dello Stato, la Prefettura di Ferrara, e un’azienda privata che – a scanso di equivoci – non è accusata di infiltrazioni mafiose, bensì oggetto di misura di prevenzione prevista dal Codice antimafia, che valuta il rischio che ciò accada visto che il reato di traffico di rifiuti è sovente legato alle Ecomafie.


Il Codice antimafia

Vediamo di spiegare: la Prefettura, partendo dalla condanna definitiva per il reato di traffico di rifiuti speciali ha deciso, dopo aver valutato attentamente e con prudenza, – Rechim è azienda economicamente solida e comunque si sarebbe messa in regola – di emettere il provvedimento (numero 81171) il 25 novembre scorso. E ha spiegato che «sussistono ad oggi le cause di decadenza, di sospensione o di divieto» previsti dalla norma specifica del Codice antimafia per le misure di prevenzione (art 67- 159/11) e precisa che «il presente provvedimento ha carattere di comunicazione antimafia interdittiva sempre per il Codice antimafia». Provvedimento questo che di fatto nega alla Rechim l’iscrizione alla white list della Prefettura in cui vengono inseriti aziende non soggette a rischio di inquinamento mafioso. A questo provvedimento, avviato nell’agosto 2019, non si è arrivati solo su decisione della Prefettura, ma dopo aver consultato gli atti del procedimento: la nota del Gruppo Interforze Ricostruzione Emilia Romagna (agosto 2019), quella dei Carabinieri di Ferrara (settembre 2019), della Guardia di Finanza di Ferrara (novembre 2019) e i verbali del Gruppo Interforze Antimafia provinciale (dicembre 2019) e infine gli atti del febbraio 2020 di Arpae Struttura Autorizzazioni e Concessioni Ferrara.

Bene, tutti questi atti hanno portato all’emissione dell’interdittiva, impugnata dai legali di Rechim (Calzolaio, Formica, Insolera e Mattiacci) con ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva dei provvedimenti. I giudici all’udienza del 13 gennaio (dopo una precedente udienza di metà dicembre, interlocutoria) hanno deciso di sospendere l’efficacia della interdittiva, vista la materia delicata e difficile, e di discuterne nel merito, con le due parti – Ministero interni-Prefettura contro Rechim – all’udienza del 12 maggio prossimo. Decisione del Tar che ha innescato la reazione della Prefettura che si è già mossa con l’Avvocatura dello Stato per presentare ricorso al Consiglio di Stato contro la sospensiva.

Il Tar, efficacia sospesa

Sospensiva accolta che lo stesso Tar ha motivato spiegando che dal provvedimento della Prefettura conseguono effetti che revocano autorizzazioni all’attività della società stessa, e questo avrebbe causato danni di particolare gravità e il tutto dovrà essere valutato all’udienza nel merito: dunque il Tar «sospende l’efficacia degli atti e provvedimenti impugnati». Anche se prima di maggio, il braccio di ferro giudiziario e amministrativo potrebbe spostarsi a Roma al Consiglio di Stato, poiché la Prefettura ribadisce di aver applicato – in modo rigoroso – norme chiare, e pertanto non si comprenderebbe il fatto dell’aver preso tempo nella decisione, per questioni comunque previste dal legislatore nel Codice antimafia. –

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