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Molestie sessuali in corsia, condannato medico

L'ingresso dell'ospedale di Rovigo

Un caso di #metoo ferrarese: la storia della borsista, vittima delle avance, assistita dal Centro donne e giustizia della città 

FERRARA. Oggi ha cambiato professione: la donna, 40enne, non lavora più in ospedale dopo anni difficili combattendo la vera depressione e trovando poi la forza di accusare un medico dell’ospedale di Rovigo, direttore di Medicina nucleare e docente dell’Università di Rovigo per molestie sessuali - verbali e fisiche - e ricatti sessuali: “se vuoi vincere il concorso devi farmi le coccole e altro”, le aveva detto. Trovò la forza di denunciare tutto, anni dopo essere uscita dall’ospedale di Rovigo, grazie al supporto del Centro donne e violenza di Ferrara che l’ha sostenuta nei processi, con l’assistenza dell’avvocato Stefania Guglielmi, per diversi fatti accaduti tra il 2013 e il 2016, quando era borsista di Fisica sanitaria all’ospedale di Rovigo. In quel ruolo subì molestie e ricatti che hanno portato, nei giorni scorsi, i giudici del tribunale di Rovigo a condannare in due diversi processi il medico-molestatore, Domenico Rubello, 59 anni.

Due processi


Pena di un anno e 2 mesi - sospesa - perché con la scusa di metterle a posto il camice, in corsia, la palpeggiò: un fatto all’attenzione dei giudici, ma lei stessa raccontò - ricostruire il suo legale - di continue forme di molestie sessuali, occhiate, battute, sfioramenti avvicinamenti, complimenti allusivi. Del tipo “oggi con questi pantaloni non lasci niente alla immaginazione”. E con un crescendo, poi l’episodio che ha portato il medico alla condanna. Ma non finisce qui per Rubello, perché l’11 gennaio scorso era già stato condannato per i ricatti sessauli a 2 anni e 6 mesi, per “induzione indebita a promettere utilità” per aver proposto dalla donna una attenzione particolare per lei al concorso per l'assunzione, in cambio di prestazioni a sfondo sessuale; e la condanna vale per il medico anche per un altro episodio, nel febbraio 2015, nei confronti di una giovane studentessa ventenne, venuto alla luce durante le indagini attivate dalla borsista. Dunque, un vero e proprio caso ferrarese da contemplare nei tanti registrati da #MeToo, il movimento femminista mondiale contro molestie sessuali e violenze soprattutto sul posto di lavoro subita dalle donne.

Nessuna risposta

Oggi, la ex borsista, ha avuto ragione: non è stato facile, per lei, essere creduta. Dopo gli episodi del 2014 si era rivolta al Comitato di garanzia dell’ospedale: senza risposte, ritenne di non denunciare vista la sua precarietà. Il contratto di borsista scadeva nel 2016 e non venne prorogata. Entrò prima in prostrazione, poi in vera depressione. La svolta nel 2017, cambia vita e lavoro: e si rivolge al Centro donne e giustizia di Ferrara. Che non denuncia direttamente i fatti: farlo dopo anni, non avrebbe avuto risultati. Lei e l’avvocato Guglielmi segnalano tutto alla Consigliera di parità di Rovigo, figura istituzionale del Ministero per le pari opportunità. Che a sua volta porta tutto in procura. Partono le indagini e vengono intercettati i medici-colleghi dell’ospedale, che vanno a testimoniare alla polizia. E dopo gli interrogatori - registrati - parlano tra loro al telefono e fanno emergere ciò che tutti sapevano sul medico molestatore. Oggi sospeso dall’incarico. —

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