«Dall’artrosi alla fibromialgia cento patologie, si può guarire»

Il reumatologo Marcello Govoni: per le cure grandi passi avanti, ma serve ancora la ricerca 

L’intervista

Professor Marcello Govoni, la carenza di medici oggi sta mettendo in ginocchio sia la sanità territoriale che quella ospedaliera. La “fame” di specialisti si avverte anche per la Reumatologia?


«La Reumatologia è una specialità che negli ultimi 15-20 anni è molto cresciuta e ancora continua a crescere grazie ai notevoli progressi della ricerca clinica e di base, ad una maggiore capacità di formulare diagnosi precoci e a nuove possibilità di cura per molte malattie reumatologiche. D’altro canto, l’epidemiologia ci dice che le malattie reumatologiche sono tra le patologie più diffuse. Tutto ciò richiede evidentemente un ampliamento dell’attuale offerta assistenziale, sia in termini di un maggior numero di specialisti che di maggiore offerta di posti letto dedicati che, a livello nazionale, hanno subito negli ultimi anni una preoccupante contrazione. Un quadro che l’attuale emergenza pandemica ha ulteriormente aggravato. La stabilizzazione di tanti giovani e bravi ricercatori che tanto hanno contribuito ad incrementare il prestigio e la qualità della ricerca reumatologica italiana riconosciuta tra le migliori a livello internazionale è un altro aspetto da non dimenticare».

Di quali patologie si occupa oggi il reumatologo con maggiore frequenza?

La recente revisione della classificazione delle malattie reumatologiche pubblicata dalla Società Italiana di Reumatologia annovera oltre 100 diverse patologie. Affermare che il reumatologo è lo specialista dei dolori alle articolazioni non è sbagliato, ma certamente è riduttivo dal momento che molte patologie di pertinenza reumatologica hanno un carattere sistemico, possono cioè coinvolgere altri organi ed apparati (cuore, polmoni, reni, occhio, cute, intestino, sistema nervoso). Patologie come l’artrosi, la fibromialgia, l’osteoporosi ed i reumatismi extra-articolari sono più frequentemente gestite a livello territoriale, come le patologie articolari infiammatorie croniche (artrite reumatoide, spondiloartriti, artropatie microcristalline) che seguono in ordine di frequenza e possono necessitare di livelli assistenziali più articolati. Altre patologie, meno frequenti ma non così rare (connettiviti, vasculiti) necessitano di centri di riferimento di terzo livello, con aree di degenza e approcci multidisciplinari che solo centri di questo tipo possono garantire».

La nostra provincia è conosciuta per i disagi provocati dall’alto livello di umidità. C’é un rapporto fra malattie reumatiche e condizioni climatiche o è solo un luogo comune?

Per quanto riguarda l’umidità si tratta di un luogo comune che non ha alcun fondamento scientifico. Tuttavia condizioni abitative o lavorative poco salubri e condizioni climatiche poco favorevoli possono rendere più problematica la convivenza con certe patologie reumatologiche. Il freddo è certamente un nemico temibile per chi soffre del fenomeno di Raynaud,una sindrome vascolare che provoca una vasocostrizione periferica, riducendo il flusso di sangue alle estremità più esposte, frequente manifestazione di alcune connettiviti».

Le malattie autoimmuni oggi rappresentano una sfida per lo specialista.

«Le patologie più frequenti sono l’artrosi, la fibromialgia, l’osteoporosi ed i reumatismi extra-articolari. Tutte le malattie reumatologiche, anche le più gravi, si possono curare e, in alcuni casi, anche guarire. Per molte di esse la ricerca farmacologica ha reso disponibili nuovi farmaci molto efficaci e relativamente sicuri. Tra le patologie per le quali ancora oggi non esiste una terapia di provata efficacia, va menzionata la sclerosi sistemica nelle sue forme più gravi; tuttavia anche in questo ambito negli ultimi anni sono stati compiuti significativi progressi e la ricerca è molto attiva».

Cosa si può dire della fibromialgia?

«Sul riconoscimento della fibromialgia come entità clinica autonoma c’è ormai unanime accordo nel mondo scientifico. Ciò che è ancora oggetto di confronto con le istituzioni, è la possibilità di riconoscere a questa patologia, almeno nelle forme più gravi, agevolazioni in termini di esenzione dal pagamento del ticket di alcune prestazioni sanitarie. Si tratta di definire bene quali siano i livelli di gravità che possano giustificare un supporto del Servizio sanitario nazionale garantendone anche la sostenibilità».

I fattori di rischio: più genetica o più ambiente?

In molte patologie reumatologiche c’è una componente genetica ed eredo-familiare che possono conferire una maggiore o minore predisposizione nei confronti di certe malattie. Queste però – in molti casi – tendono a manifestarsi a seguito dell’intervento accidentale di ulteriori fattori esterni o ambientali come infezioni, agenti fisici, sostanze tossiche, fumo e traumi».

In questa disciplina conta più la tecnologia, la chirurgia o la preparazione del medico?

«Anche un bravissimo specialista senza farmaci ed armi efficaci non può che sperimentare un senso di frustrazione ed impotenza. La tecnologia riveste oggi un ruolo di grande rilevanza ma bisogna saperla utilizzare nel modo giusto ed appropriato; diversamente – se non guidata dal ragionamento clinico – può generare veri e propri mostri. Anche la chirurgia è una preziosa risorsa cui talora è necessario potersi rivolgere, dove la terapia medica non ha spazi o ha fallito. Non ho alcun dubbio che tra tutte, la preparazione dello specialista rappresenti la risorsa più preziosa in assoluto». —

Gioele Caccia

© RIPRODUZIONE RISERVATA