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La gara di basket in tribunale: il pivot di San Severo accusato di botte al play di Ferrara

Michele Ferri affrontato da Andrea Iannilli nella sfida-promozione Mobyt Ferrara-San Severo

Una gomitata a Michele Ferri della Mobyt: faccia spaccata, 90 giorni di prognosi. Andrea Iannilli imputato di lesioni gravi si difende: non fu un atto volontario. Prima del match le minacce dell’uno all’altro: per l’accusa un gesto annunciato

FERRARA. È un “piccolo” processo che si celebra al tribunale di Foggia ma rischia di diventare un Grande precedente giudiziario e sportivo, per il basket, per tutti gli sport di contatto. Per un contatto – 24 maggio 2013, Gara 3, playout per Legadue Silver, partita EnoAgrimm San Severo contro Mobyt Ferrara – per una gomitata in faccia al play estense Michele Ferri che gli spaccò “letteralmente” la faccia, oggi Andrea Iannilli, pivot allora di San Severo è sotto processo a Foggia per lesioni gravi.

Talmente violenta...


Per quella gomitata Ferri riportò la frattura scomposta dello zigomo sinistro e la botta fu talmente violenta che gli fece rientrare l’orbita dell’occhio: 90 giorni di prognosi che costrinsero Ferri ad essere operato d’urgenza qui a Ferrara, dai chirurghi maxillo-facciali.

A Ferrara lo ricordano in tanti, questo episodio, e nei giorni scorsi i protagonisti di allora sono stati chiamati davanti al giudice monocratico del tribunale di Foggia per testimoniare: tra questi l’ex dg Giacomo Incarbona e il pivot Michele Benfatto. Due testimonianze importanti e fondamentali, perché hanno confermato al giudice Flavia Accardo che quella gomitata era stata annunciata, quel “contatto” era più che volontario, e non causale, non dovuto, comunque pur violento, ad una azione di contrasto di gioco. Incarbona ha ricordato che dopo Gara2, a Ferrara (vinta dalla Mobyt), in seguito a battibecchi e polemiche, anche in campo tra Ferri e Iannilli, Iannilli gli disse di riferire, con minaccia: «Dì a Ferri che quando viene giù a San Severo gli spacco la faccia». Detto, fatto, in Gara3, pochi giorni dopo, secondo l’accusa. E ancora Benfatto ha rammentato al giudice che durante quella partita, Gara3, anche a lui, Iannilli aveva ribadito le minacce rivolte a Ferri. «Raramente si arriva a celebrare un processo penale per atti di violenza sportiva che rientrano nel rischio accettato degli sport di contatto», spiega l’avvocato Dionigi Neri, costituito parte civile per Ferri.

Processo d’ufficio

E dalla sua parte oltre le testimonianze di Incarbona e Benfatto, la conferma verrebbe anche dal video di quella azione di gioco che proverebbe la volontarietà, secondo Ferri, il suo legale e della Mobyt che attivò pochi giorni dopo il fatto la procedura giudiziaria, accogliendo la sospensione della clausola compromissoria chiesta da Ferri, che diede il via libera per seguire le vie legali: accusare Iannilli di lesioni gravi, anche se – è bene ribadire – il processo è d’ufficio, vista la gravità delle lesioni, superiori ai 40 giorni.

Iannilli, da parte sua, ribadisce che si è trattato di un normale contrasto di gioco, tanto e soprattutto che gli arbitri non fischiarono nessun fallo. Lui stesso, Iannilli, fin dai primi momenti aveva replicato, sulla Nuova, a quelle accuse in modo netto: «so di non aver fatto niente di volontario, mi dispiace che Ferri si sia fatto male. Le vie legali? Non c’è alcun problema ma se vogliono fare una guerra la faremo anche se stanno facendo una lotta contro i mulini a vento».

Ora dopo i testimoni di accusa e parte civile, alla prossima udienza del 9 marzo saranno Iannilli e i suoi testi a difesa a parlare: 13 quelli richiesti, di questi accolti solo 3 dal giudice che vuole finalmente arrivare a sentenza, dopo quasi 8 anni dal fatto.

Giustizia lumaca

È un processo difficile e importante, perché – dicevamo– diventerà, comunque andrà a finire, il classico precedente giudiziario in materia di giustizia tra sportivo e penale: è possibile attribuire una volontarietà ad un gesto, pur violento, violentissimo (la gomitata costò lesioni gravissime a Ferri) durante una partita in uno sport di contatto? Un principio giuridico che verrà stabilito dal giudice Accardo, dopo quasi 8 anni: perché sebbene la denuncia fosse stata presentata a fine 2013/2014, le indagini a rilento, poi cambi di giudici hanno ritardato il processo. Che rischia ora di essere cancellato per la prescrizione incombente. –

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