Ferrara. Assegni in ritardo o mai visti: la beffa delle “casse” Covid

A migliaia di lavoratori artigiani solo le spettanze di settembre-ottobre. La Cgil: addetti senza soldi in ristoranti e hotel. Forse domande incomplete 

FERRARA. Assegni di cassa integrazione Covid che arrivano in ritardo, o non arrivano affatto. Succede anche in questa seconda ondata di pandemia, con numeri importanti nelle gestioni non Inps e con qualche situazione molto particolare che si annida nei comparti tra i più colpiti dalle chiusure, ristorazione e hotel, falcidiando redditi già mediamente bassi.

Sgradito bis


Tra primavera ed estate scorse erano ricorrenti le denunce di singoli dipendenti, aziende o intere categoria a proposito dei ritardi di erogazione degli assegni, da parte sia dell’Inps che degli enti bilaterali. Qualcosa si è assestato in autunno, soprattutto sul fronte dell’industria, dove le richieste sono comunque molto diminuite e la puntualità viceversa aumentata. Non possono dire lo stesso gli artigiani che fanno riferimento all’ente bilaterale Eber, 1.100 iscritti, sul quale nei mesi scorsi sono stati firmati un migliaio di accordi di cassa integrazione nel Ferrarese, che riguardano circa 5mila lavoratori. Questi ammortizzatori sociali sono stati poi attivati a singhiozzo, solo per determinati periodi, ma pure le liquidazioni delle indennità hanno seguito un andamento altalenante. «A noi risultano che sono stati sicuramente incassati tutti gli assegni di settembre» dice Riccardo Mantovani (Confartigianato), mentre Riccardo Grazzi (Cgil) è al corrente di liquidazioni anche su ottobre. In ogni caso chi è stato a casa subito dopo l’estate ha incassato uno, al massimo due assegni mensili, che per un operaio specializzato rappresentano il 70-80% della busta paga.

A cosa si devono questi ritardi? «Al mancato trasferimento dei trasferimenti da parte dell’Inps» sottolineano sia Mantovani che Grazzi. In sostanza l’istituto sarebbe in ritardo con i versamenti per «aver dato precedenza all’industria», è l’ipotesi avanzata dagli artigiani.

Situazione non molto dissimile, denunciano i sindacati, per i lavoratori somministrati.

A mani vuote

Spuntano poi storie estreme, come quelle di alcune decine di addetti del settore esercizi pubblici che periodicamente bussano alla porta della Cgil per denunciare che loro, dall’inizio della crisi, non hanno ancora preso un euro di ammortizzatori sociali, in questo caso Cig in deroga e Fis. «Si tratta di lavoratori di tre catene nazionali di ristorazione, hotel e mense, con unità produttive appunto nel Ferrarese - spiega Grazzi - Da quanto abbiamo potuto capire, non si tratta di ritardi da parte dell’Inps ma di domande aziendali mai completate nei tempi e con la documentazione necessaria». Dopo la sospensione dell’attività per Covid, infatti, c’è un solo mese di tempo per presentare all’istituto la domanda completa per attivare gli ammortizzatori, e in certi casi le aziende e i loro consulenti fanno fatica a rispettarli. —

Stefano Ciervo

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