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Draghi lavora alla squadra. A Ferrara base Pd agitata, M5s: consultateci

I circoli dem vogliono parlarne, c’è chi “vota” ministri tecnici. Il grillino Mantovani: non escludo la rottura, ma non subito 

FERRARA. «Non ci dormo la notte» confessa più d’un iscritto ai circoli Pd della città, nelle chat, all’idea di entrare nel governo Draghi assieme a Salvini e Berlusconi oltre che i grillini. E pure nelle chat del locale M5s s’invoca quantomeno una votazione su Rousseau, «personalmente sarei contrario ad un governo addirittura con Renzi, bisogna però tutelare le nostre battaglie storiche» confessa il capogruppo comunale Tommaso Mantovani. In casa leghista si coglie imbarazzo misto a fiducia nei confronti delle mosse del leader.

DEM A META'


La linea del partito la sposa pragmaticamente il segretario provinciale Nicola Minarelli, «quella di Draghi è una scelta saggia, andiamo ad ascoltarlo e poi una volta messo il perimetro sulle cose da fare e i valori dai quali non si può prescindere, restare fuori non si può. Scollamento con la base? Credo nella rappresentanza, abbiamo eletto persone per fare scelte, le giudicheremo al momento opportuno». Che la base del partito ferrarese sia in subbuglio lo conferma però il capogruppo comunale Francesco Colaiacovo, «il disorientamento c’è, l’idea di andare al governo con un Salvini improvvisamente non più sovranista e che cambia idea così velocemente inquieta. D’altra parte la paura per il futuro cresce e sento fare questo ragionamento, “dobbiamo affrontare problemi talmente gravi che solo un governo forte e molto sostenuto può farcela”».

Colaiacovo rispolvera il suo passato da federalista europeo, «sono felice se forze che la pensavano in maniera diversa si convertono all’europeismo. A questo punto però vedrei meglio un governo di tutti tecnici. Senza Franceschini? Lui sarebbe sicuramente una garanzia in un governo politico». Ci vogliono parlare sopra i segretari di circolo, «da quello che vedo siamo proprio divisi a metà su questa scelta - dice Matteo Proto (Gad) - Penso che entro breve ne parleremo in assemblea». Si sforza di mantenere «il giusto distacco dalle vicende nazionali», ma si sente che è arrabbiata Ilaria Baraldi, consigliera esponente dell’ala sinistra dem, «stare al governo con sovranisti e negazionisti davvero non riesco ad immaginare come si possa fare. Non mi convince questo senso di paura con il quale si affronta il tema elezioni, a questo punto decidano a livello nazionale tanto nessuno si prende il disturbo di chiedere alla mitica base: non so chi ci accompagnerà ai banchetti, poi. Assemblee? Stavolta dovremmo proprio farle, siamo spaccati a metà».

A proposito di sfoghi, l’ex sindaco di Copparo, Nicola Rossi, ha mosso un po’ di vespaio postando: «Non sono propriamente un uomo di destra... Anzi, ma ho avuto il privilegio di fare l amministratore pubblico, dove al centro più del colore c è il bene dei tuoi cittadini, quindi se a destra dovrò probabilmente scegliere, lo farò senza ombra di dubbio né Salvini né Renzi, ma per la coerenza la Meloni, che almeno al contrario del Pd dirà la sua»; salvo chiarire di non voler votare FdI.

CHAT A 5 STELLE

Parla di «vulcano in eruzione» il dibattistiano Mantovani, con riferimento alla base pentastellata, che conta «almeno in una consultazione su Rousseau: la gestione di questo strumento mostra difetti, ma si è mostrato riequilibratore delle spinte governiste del vertice. Grillo certo ha posto i temi dell’acqua pubblica, di una banca d’investimenti, della transizione ecologica e senza di noi al governo il reddito di cittadinanza o la prescrizione saltano. Eravamo pronti al flash mob a Roma, non escludo una spaccatura ma non subito». E il copparese Ugo Selmi è ancora più netto, «non sono d’accordo su Draghi, un banchiere che non mi convince dai tempi di Antonveneta, prima ancora del crac Carife. Stare in un cocktail con gli “innominabili” significa snaturare tutto, dovremo trovare il modo di confrontarci sulle chat provinciali».

SUPERFICIE

Calma almeno superficiale nella Lega, con il vicesindaco Nicola Lodi che definisce «saggia la scelta di Draghi, una persona in grado di affrontare le gravi priorità del Paese, anche se le elezioni ingolosirebbero. Malpancisti? In questi anni ne ho vistisempre, non si può accontentare tutti». Il coordinatore provinciale Davide Bergamini, però, preferisce «attendere le scelte definitive di Salvini, prematuro esprimersi».

Si dice «entusiasta di Draghi, è una profezia che si avvera», il coordinatore di Forza Italia e assessore al Bilancio, Matteo Fornasini, che lancia una stoccata a chi sta fuori: «Mi fa piacere che la Lega ci stia seguendo, il vero patriottismo non è salire in tribuna e godersi lo spettacolo. Come amministratore spero in regole precise e chiare per tornare a lavorare in sicurezza, e risarcimenti subito». —

Stefano Ciervo

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