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Ferrara, le bugie per l’omicidio Tartari: condannata mamma Rosi

Alla madre di uno degli assassini, pena di 4 anni e mezzo per falsa testimonianza. La sera della rapina era nella casa vicina ad Aguscello: sentì tutto, non disse nulla 

FERRARA. Condannata per falsa testimonianza e ricettazione: 4 anni e 4 mesi a Sivakova Ruzena, detta mamma Rosi, come deciso ieri dal giudice Vartan Giacomelli, su richiesta della procura. Una condanna per aver detto bugie, come testimone, sull’omicidio di Pier Luigi Tartari, avvenuto ad Aguscello la sera del 9 settembre 2015, a poche decine di metri dalla casa, attigua a quella del pensionato, dove lei stessa lavorava come badante.

CRUDELE E BRUTALE


Adesso anche questo processo è finito: ultima coda, finalmente, di una delle pagine più crudeli e brutali della cronaca cittadina. Quella dell’omicidio di Pier Luigi Tartari, pensionato di 77 anni, che prese il via quella sera di settembre di 5 anni fa, nella sua casa di Aguscello, tra sofferenza, dolore, la consapevolezza di Tartari che chi lo aggrediva e rapinava per un bancomat e una carta di credito l’avrebbe ucciso, e che prima subì botte, fratture, legature agli arti, alla bocca, alla testa, imbavagliato due volte con una maglietta e poi con 8 giri di nastro adesivo alla bocca e quindi abbandonato moribondo nel tugurio, un casolare di Fondo Reno, dove lo ritrovarono un mese dopo, in condizioni che nemmeno i processi hanno voluto, per pietas, mostrare in udienza pubblica. Alla finestra della casa attigua a quella di Tartari, quella sera di 5 anni fa, c’era Ruzena Sivakova, mamma Rosi, madre di Patrik Ruszo, uno degli assassini di Tartari. Che vide e sentì tutto, di quella mattanza sul povero Tartari. Non disse mai nulla. Al processo per l’omicidio, in aula, per difendere il figlio - o meglio le sue ragioni di madre che proteggeva quel figlio disperato e disastrato, oggi condannato all’ergastolo - disse una raffica di bugie: falsa testimonianza ai giudici. Ieri il processo. Ieri la condanna.

OMICIDIO DEL VECCHIO

Nonostante avesse - solo dopo che il figlio confessò e fece trovare il corpo di Tartari - fatto arrestare Ivan Paidek (scappato in Slovacchia), capo del gruppo che uccise per poco più di 1.500 euro. Il pm Savino che aveva fatto condannare all’ergastolo il figlio di mamma Rosi e il terzo complice (Constantin Fiti) aveva chiesto la condanna della donna; e fu lui a far emergere quelle bugie al processo, tra contraddizioni e non ricordo, che fecero sbottare l’allora presidente di Corte d’assise, Alessandro Rizzieri: «Non prendeteci in giro, potevate mettervi d’accordo meglio», rivolto a mamma Rosi e alla zia di Ruszo, Agata Farkasova, irreperibile, per questo non a processo: fu la zia a dire a Rosi, pochi giorni dopo quella sera, che Ruszo le confessò «l’omicidio del “vecchio”». Mamma Rosi non volle crederci... «Faremo subito appello - replica il difensore della donna, Patrizia Micai - Rosi non ha fatto falsa testimonianza, contro di lei ci sono solo tutte le false dichiarazioni di Pajdek». —

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