Contenuto riservato agli abbonati

«Scuola d’estate a Ferrara? Spazi e personale sono le risposte che aspettiamo»

L’idea di un prolungamento dell’anno scolastico fa discutere, ma Cattani (Cgil) torna a indicare le vere emergenze: «Concorsi ancora bloccati e una montagna di precari al lavoro»

FERRARA. Filtra la prima ipotesi su un provvedimento scolastico e “apriti cielo”. Il dibattito s’infiamma subito sulla possibilità, ancora tutta da verificare in realtà, di aggiungere giorni in presenza, in modo da farne recuperare agli studenti nell’anno scolastico della pandemia conclamata. Eppure, è bastato che trapelasse questa idea, attribuita al programma del presidente del consiglio incaricato Mario Draghi, e anche a Ferrara subito sono scintille, verbali, fra le parti in causa.

I PALETTI


Più che gli studenti, più che i loro genitori, sono anzitutto gli insegnanti a sobbalzare a fronte di una simile possibilità. E le motivazioni addotte sono solide, quanto meno concrete. A Natale e Pasqua la scuola non chiude, sono sospese le attività didattiche, i docenti sono reperibili e molti in quei giorni svolgono attività funzionali all’insegnamento; i giorni di ferie sono 32 o 35 in base agli anni di servizio, calcolati a 6 per settimana. E durante l’anno scolastico inteso dai più, comunque, gli insegnanti non lavorano solo 18 ore a settimana, quello è il tempo trascorso in classe: poi ci sono le correzioni dei compiti, la preparazione delle lezioni, i colloqui con i genitori, gli incontri fra docenti per la didattica...

Inoltre - e ne siamo stati testimoni diretti qualche mese fa, riportandolo su queste colonne -, veniamo da un’estate passata a predisporre tutto il possibile (anche ben oltre le competenze) per fra partire l’anno scolastico in presenza, con dirigenti e insegnanti chiamati spesso a operare sul campo: non sono state solo o tutte vacanze, anzi, specialmente nel 2020.

È altresì vero che, fra mille difficoltà, le lezioni si sono comunque regolarmente svolte con la didattica a distanza.

Infine, una questione ambientale che a queste latitudini vale più che altrove: stare in aula con il caldo di fine primavera-inizio estate potrebbe essere davvero insopportabile. Senza contare sovrapposizioni con esami di terza media e maturità.

Dibattito caldo, sebbene del tutto prematuro.

IL SINDACATO

Tant’è che, interpellata ieri in tarda mattinata, Hania Cattani (Flp Cgil) premette: «Sollecitazioni da parte del personale ancora non ne sono arrivate, ma la scuola è al lavoro...».

La Cattani, però, sa bene dove si andrà a parare, allora prova a offrire un ragionamento un po’ più articolato: «Tutta la scuola, dall’infanzia alla primaria alla secondaria di primo grado ha lavorato e lavora in presenza, inoltre non c’è stata differenza nel tempo scuola. Piuttosto, le preoccupazioni espresse più volte su tutti i tavoli erano rispetto alla necessità di portare gli studenti in presenza alla secondaria di secondo grado in condizioni di sicurezza».

LA TEMPISTICA

Chiarito il punto, Cattani passa oltre: «Mi preoccupano sempre i tempi e le modalità con cui si decide d’intervenire o no sulla scuola. Lo scorso febbraio cercavamo di capire cosa stava accadendo, fino a marzo abbiamo subìto e immediatamente il tema del tempo scuola che i ragazzi stavano perdendo, è stato discusso nelle assemblee con il personale scolastico. Da lì abbiamo ipotizzato due cose importanti: un confronto con il governo, allora Conte, con il ministero dell’istruzione e subito dopo con la presidenza del consiglio direttamente, perché sulla scuola bisognava mettere risorse economiche e umane, per restituire ai ragazzi anche il tempo-scuola, perché questa generazione sta pagando enormemente il covid.

LIVELLO LOCALE

Anche a Ferrara il sindacato ha mosso i propri passi: « A livello locale - riprende Cattani -, come Cgil, Cisl e Uil scuola, assieme alle confederazioni, abbiamo chiesto il tavolo provinciale a cui sedevano, e siedono, tutti i sindaci, il presidente della provincia, il “provveditore”, per intendersi è il tavolo a cui si è dibattuta tutta la questione dei trasporti e della sicurezza. Era giugno e dicevamo che per portare tutta la scuola in presenza era necessario recuperare nuovi spazi, non per due settimane, ma in maniera strutturale quindi avere le risorse per farlo: poi il ministero deve dare l’organico necessario a riempire questi spazi: docenti, ma anche chi li gestisce, li pulisce...».

ESTATE E CONCORSI

Ieri, l’ultimo atto di un dibattito che ha radici più lontane e profonde dell’emergenza covid: «Rispetto ai discorsi sulla scuola d’estate, mi viene da dire che la categoria oggi è al lavoro e dall’1 settembre scorso gli istituti superiori hanno messo in campo i corsi di recupero; la didattica digitale integrata è stata fatta ed è in essere; poi, ci sono studenti con handicap in presenza, scuole che hanno creato gruppi in presenza per non farli sentire diversi e soli; si fanno laboratori in presenza. Pensare qualcosa di diverso, è sbagliato. Credo serva un cambio di passo e poi valutare quello che è necessario fare, per tenere la scuola in presenza».

E la questione è sì dietro l’angolo, urgente: «In questi giorni si sta discutendo degli organici per il prossimo anno scolastico, il turn over: i concorsi in essere non conclusi a causa del covid rischiano di far slittare ulteriormente l’assunzione di questo personale, il precariato è rilevantissimo, le cattedre scoperte una montagna. Se si vorrà parlare anche di quest’anno, appena ci sarà un ministro, se ne parlerà, ma fare qualcosa come ipotizzato sarebbe un mettersi a posto la coscienza con 15 giorni di scuola in presenza. Il maggiore spazio, invece, era un tema prima del covid, figuriamoci adesso. Credevo in un cambio di passo per l’anno scolastico 20-21, invece siamo ancora qui a parlarne e con preoccupazioni per il 21-22. Le risorse - chiude perentoria Hania Cattani - vanno trovate nel recovery plan». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA