Ferrara, traffico e spaccio dal Penta alla Gad: ecco dove i ferraresi trovano le loro dosi

Niente risse o guerre tra bande, Ferrara diventata terra di nessuno. E dopo le inchieste sui clan dei nigeriani le zone di vendita si allargano  

FERRARA. Il vero banco di prova per valutare l’efficacia che hanno avuto le operazioni antispaccio in città e provincia sarà il ritorno alla normalità nel dopo Covid con la riapertura delle scuole:gli addetti ai lavori dei servizi antidroga non hanno dubbi, continuano a lavorare ma aspettano di verificare se blitz, arresti, clan mafiosi azzerati sono serviti. Partono da un presupposto, un punto fermo: lo spaccio ci sarà sempre, il consumo è in aumento, soprattutto nelle fasce giovanili. Il Covid ha certo rallentato tutto, ma le tante operazioni antidroga a partire dall’ultima della Polizia contro il clan nigeriano dei Vikings/Arobaga e l’operazione Penta dei Carabinieri conclusa ieri con il blitz in mezza provincia, dimostrano che «non si deve abbassare la guardia», è la parola d’ordine degli esperti dell’Antidroga ferraresi.

Perché lo spaccio è sotto gli occhi di tutti e non solo in Gad, anche se tornati d’attualità i pusher nostrani dopo le ultime segnalazioni degli abitanti del Grattacielo, che - proprio per questo - incontreranno il questore domani per fare il punto. Del resto, le segnalazioni dei cittadini sono importanti e fondamentali anche per le attività di intelligence della Squadra mobile della Polizia e del Reparto Investigativo dei Carabinieri.

Carabinieri a caccia della droga fra Longastrino, Portomaggiore e Ferrara

Segnalazioni che arrivano da ogni zona dalla città. Della Gad e del Grattacielo dicevamo, ma occorre ricordare ad esempio che lo spaccio al Penta , la piazzetta Cacciaguida non è una novità dell’operazione dei carabinieri: in passato si erano concentrate le attenzioni degli inquirenti nella zona, e sempre sul consumo di droghe da parte dei ragazzini, gli studenti che si ritrovano in quella piazzetta dopo avere marinato la scuola.

Dal Gad al Penta, non si fermano qui le zone di spaccio. Anzi. Le zona di stazione e grattacielo, prima per l’inchiesta Wall Street e poi per l’operazione Signal contro il clan nigeriano degli Arobaga, hanno spostato lo spaccio in altre zone: soprattutto in quella tradizionale di via IV novembre, così come, seguendo il percorso delle Mura, nella zona di via Belvedere, mentre si è attenuata la migrazione dei pusher verso l’ex distilleria di via Turchi e soprattutto nei palazzoni dietro la stazione che erano diventati la nuova emergenza questa estate. Non solo Gad dicevamo, perché anche la zona di via Bologna nei pressi dell’Ippodromo ha la massima attenzione dei servizi antidroga così come l’area ex Palaspecchi.

Occorre ribadire - sottolineano gli inquirenti - che gli spacciatori sono in estrema difficoltà, e ricordano gli episodi accaduti in stazione, dove piccoli pusher, senza clienti, sono arrivati addirittura a offrire droga a poliziotti in borghese. Segnali che gli arresti dei capi dei vikings/Arobaga (Boogye, Chako e Ubeba , solo per citare quelli più famosi che organizzavano il traffico dei nigeriani e comandavano con minacce e terrore) hanno prodotto gli effetti desiderati: non ci sono più i gruppi organizzati di prima. E allora torna l’analisi illustrata alla Nuova dal dirigente della Mobile, Dario Virgili, sulla possibilità che gruppi da fuori provincia (i nigeriani Maphite e Black Axe, da Bologna e Padova) potessero occupare gli spazi lasciati vuoti dagli Arobaga in città. Ad oggi, nessuna rissa, agguati, regolamenti di conti tra nigeriani come in passato: l’assenza di questi fatti indicano che non vi è contesa del territorio, Ferrara è diventata terra di nessuno, non c’è nessuna guerra per il traffico di droga: continuerà così? —

D.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA